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sabato 17 luglio 2010

Pane, prosciutto e fantasia 2010 con Arianna David

Preci onora il prosciutto e gli antichi mestieri. Come tradizione ogni anno nel mese di luglio il suggestivo borgo umbro diviene teatro della gustosa manifestazione "Pane prosciutto e Fantasia", quest'anno giunta alla decima edizione. E il via al saporito weekend ci sarà proprio oggi alle ore 10 con l'inaugurazione della mostra-mercato dei prodotti tipici. Scelta come testimonial Arianna David, Miss Italia 1993.
Nel suo curriculum c'è anche la partecipazione all'Isola dei Famosi (2005). La bella Arianna oggi sarà a Preci per l'inaugurazione della manifestazione e per partecipare alla "Notte del gusto". Dunque stand e cantine aperte per tutto il centro storico pronti a soddisfare i palati più esigenti. Caratteristica dell'evento, oltre le numerose prelibatezze enogastronomiche, sarà la presenza di vere e proprie dimostrazioni di antichi mestieri. Preci metterà in piazza l'arte del tradizionale saper fare, primo tra tutti il mugnaio che realizzerà una molitura ad hoc in piazza Garibaldi questa mattina e nel pomeriggio i più curiosi potranno osservare all'opera nelle cantine e piazze il fornaio, il norcino, il pastore, il contadino, il ceramista, la tessitrice, la ricamatrice, il canestraio. Il cuore verde dell'Umbria ha pensato veramente a tutti, ai golosi, agli appassionati di tradizione, ai cultori dell'arte e agli amanti della natura ma soprattutto ai più piccoli. Infatti oltre alle visite guidate al Museo della Chirurgia di Preci, all'Abbazia di Sant'Eutizio, alle caratteristiche passeggiata a dorso d'asino per scoprire le incantevole bellezze del paese, ci sarà la fattoria dei bambini, un laboratorio sugli antichi mestieri per i bambini, che potranno preparare con le loro mani il pane e le salsicce e dopo un sano e gustoso spuntino tutti ad ammirare il coinvolgente spettacolo di burattini che incanteranno i bambini alle ore 18 nel Palazzo del gusto con la magia della messa in scena. Novità anche la "Notte del gusto" di stasera dove sua eccellenza il prosciutto Igp di Norcia sarà lieto di deliziare i presenti accompagnato dal formaggio Asiago Dop fino alle 2 di notte. Un matrimonio del gusto questo che verrà celebrato in via ufficiale domenica 18 alle ore 11 presso il Palazzo del gusto dinnanzi a autorità importanti, come il sindaco del Comune di Preci Pietro Bellini e i presidenti ed esperti del Consorzio del prosciutto di Norcia Igp e del Consorzio dell'Asiago Dop. Una domenica vivace e ricca di iniziative perché in Valnerina il sapere del passato ancora oggi ha un valore inestimabile da preservare. Curiosità, dei trenta produttori coinvolti, il 90 per cento sono umbri.
"Una scelta - ha avuto modo di precisare il sindaco Bellini - che va nella direzione di promuovere prodotti nostrani di qualità. Del resto la nostra regione custodisce eccellenze che altre realtà ci invidiano. Non resta, così, che fare un salto a preci: provare per credere

giovedì 24 settembre 2009

4 passi ad Abeto di Preci in Valnerina

Poche decine d'abitanti, un centro storico dall'aspetto settecentesco e tutto intorno boschi, ampie praterie di montagna, un fiume e tanti altri elementi in perfetto equilibrio naturale.
Siamo ad Abeto, nel cuore della Valnerina. Un tempo molto lontano era un castello fortificato. Il suo nome deriva, molto probabilmente, dall'abete bianco presente nell'antichità in queste zone. Fino alla metà del XIII secolo, fu dipendente dall'Abbazia di S.Eutizio. Il borgo si trova a 976 metri di quota, al confine del parco dei Monti Sibillini. Dista 11 chilometri da Norcia e 8 dal comune di Preci. É una delle più belle frazioni della Valle castoriana, alla sinistra della Valnerina. La piazza è come un gran balcone sulla valle. Qui si affaccia la chiesa medievale dedicata al santo più popolare dell'alto medioevo: san Martino. É tipicamente neoc1assica e accoglie al suo interno una tempera su tavola raffigurante la Madonna della neve, opera del fiorentino Nero di Bicci.
La pietra delle case e delle botteghe racconta la vita, la leggerezza dell'aria, la speciale qualità della luce, simile alla prospettiva di un quadro, con le strade in pendenza e la veduta ampia e segreta di cose vicine o lontane.
Forse più vicine che lontane, prossime agli orizzonti vivaci, briosi che trovano il loro simbolo nell'acqua delle fontane.
Qui il visitatore, devoto alla bellezza, rallenta la sua marcia per penetrare all'interno e cogliere il decoro che si riflette nel paesaggio.
Ma davvero è ancora tutto come molti secoli fa? Proprio tutto no, ma l'antico volto di questa terra si può cogliere nella pietra antica delle case del centro, mentre in periferia la rivoluzione pacifica ma inesorabile del cemento ha trasformato l'aspetto del paesaggio.
Anche in campagna, come era logico, l'agricoltura si è meccanizzata, ma l'uomo cesella ancora le risorse della terra come gli ha insegnato il nonno.
Ed è così che la somma di fatiche secolari e d'ingegno ancora strappa anche al pendio più scosceso la sua inconfondibile forma, con gli alberi d'olivo e il rimboschimento.
Andrea Pavesi racconta che Abeto fu fondato, per ragioni di difesa, su uno sperone di roccia calcarea rialzato rispetto al fianco della montagna digradante dalla sommità di Monte Saino; la scelta fu determinata, oltre che alla posizione favorevole alla fortificazione, dalla presenza di una sorgente vicina, che oggi si chiama fonte di S.Antonio.
Sulla roccia vegetava un boschetto d'abete bianco (Abies alba Miller), probabilmente relitto di una popolazione più ricca e rimasto isolato dai tempi preistorici in cui il clima era più fresco dell'attuale, all'interno di un bosco di faggio che si andava ritirando a quote più elevate per l'evolversi del clima più caldo.
É per questo motivo che la rocca fortificata sorse sullo sperone di roccia, fornita di un ponte levatoio.
Fu chiamata "Castel di Abete" e assunse nel proprio stemma l'emblema di quest'albero. Non è certo l'unico, perché Abeto è circondato da boschi cedui di latifoglie, tra le quali prevalgono il cerro, la roverella, il carpino nero, il frassino, gli aceri, il nocciolo.
Purtroppo, questo splendido albero (che raggiunge anche i 40 metri d'altezza) non è più presente nella zona: l'attivitá umana, sommandosi all'evolversi del clima verso temperature medie più elevate, lo ha estinto da secoli.
Ora gli esemplari spontanei più vicini sono nelle faggete del versante orientale dei Monti della Laga. Oltre i 1.100 metri, il bosco misto è sostituito da faggete cedue. Dove è assente, si estendono ampie praterie di ginepri che, in primavera, esibiscono straordinarie fioriture di garofani spontanei, di poligale, di timo e d'orchidacee.
Ci sono anche decine e decine di specie differenti che creano un mosaico di colori vivaci.
Nei secoli passati, Abeto ospitò più di 400 persone.
Lo storico dice che nacque, come la maggior parte dei paesi di montagna, verso il X secolo a seguito delle calamità dovute alle scorrerie di bande armate.
Mutate le condizioni storiche, Abeto si estese attorno alla primitiva rocca (che occupava la posizione su cui oggi si eleva la chiesa Parrocchiale di S.Martino).
L'incremento demografico portò all'edificazione d'abitazioni, soprattutto sotto l'antica rocca, anche oltre, e più in basso, delle attuali costruzioni di via S.Maria.
Dopo i terremoti più rovinosi, come quelli del 1328 e del 1703, alcune abitazioni della parte più bassa non furono più ricostruite.
Partendo da questo dato, alcuni storici sono convinti che Abeto fosse "costruito più in basso".
a seguito dei sismi, gli abitanti presero ad emigrare e lo fecero per molte generazioni. Meta preferita era la Toscana. Qui esercitarono prevalentemente la funzione d'addetti alla dogana. L'emigrazione era per lo più a carattere stagionale. Durante i mesi invernali si dedicavano alla tradizionale macellazione della carne suina, ed era a Firenze che portavano "il loro mestiere".
I "norcini", oltre ad essere esperti nella lavorazione delle carni, compivano spesso anche operazioni di bassa chirurgia sui pazienti, sostituendosi ai medici cerusici.
Ad essi si rivolgevano i ceti più poveri che non potevano affrontare le spese di un intervento ad opera di un medico specializzato.
Questa attività, praticata per secoli, ebbe un peso considerevole nell'economia del paese, tanto da lasciare una profonda impronta che si osserva nelle opere d'arte che abbelliscono le chiese.
Anche nelle usanze e nel dialetto che, pur rimanendo molto umbro, si è arricchito di numerosi toscanismi.
É nato ad Abeto Lino Procacci, famoso regista, il quale d'estate vi ha fatto sempre ritorno, perché
"cancellava la grigia patina che s'imprime generalmente sui volti di chi vive nelle metropoli."
Certo, anche in montagna adesso i costumi sono mutati e diverse culture iniziano a scomparire. I borghi d'altura si spopolano, i giovani se ne vanno a cercare fortuna altrove. Anche ad Abeto l'agricoltura e la pastorizia sono ridotte al lumicino. Ed ogni volta che arriva un bebè è una festa collettiva, il giornalino on-line della Pro-Loco dà risalto al lieto evento.
Diversa gente sale fin quassù, perché questa bella frazione è anche ricca di testimonianze archeologiche.
Nel vicino centro di Fiano di Abeto, dove oggi sorge la chiesa di S.Michele Arcangelo, c'era un tempio, probabilmente d'età romana, dedicato a Giove.
A poca distanza, un allineamento di grotte artificiali, scavate in epoca romana e utilizzate per sepolture.
Nella vicina Forca d'Ancarano, vi sono i resti di un'importante necropoli del IV - III secolo a.C. Nella letteratura paleoetnologica è noto anche il giacimento preistorico di Abeto, costituito da un affioramento di selce utilizzato nei tempi preistorici come "officina litica".
Sono affiorati oltre 400 esemplari di strumenti in pietra attualmente esposti al Museo Preistorico "Bellucci" di Perugia.
Scrive alla Pro Loco un anonimo visitatore:
"Grazie per avermi fatto rivivere i vostri luoghi, è entusiasmante che ci sia qualcuno che cerca di tenere in vita con tanto entusiasmo una zona che quando visitai dopo il terremoto del 1979 era completamente sconvolta e sotto l'aspetto del tessuto sociale sembrava che non potesse più avere speranza di ripresa.
Mi ricordo come era la strada per Montebufo. Anche Preci era così decadente. Poi ho continuato a frequentare la zona per anni e ho visto che rinasceva."

domenica 17 maggio 2009

A Preci apre il museo sulla scuola di medicina

Uno dei più famosi fu Cesare Scacchi che nel 1590 operò di cataratta, con successo, Elisabetta prima Tudor, ma i chirurghi di Preci, minuscolo paese vicino a Norcia, erano famosi in tutto il mondo, richiesti da corti e papi e perfino dal sultano di Costantinopoli.
Ora c'è un Museo della chirurgia (sarà aperto da oggi) che ricostruisce quella singolare avventura scientifica e accende uno spot su una delle prime vere scuole di medicina, fiorita tra il quattordicesimo ed il diciottesimo secolo.
Il museo si trova proprio al centro di Preci, nella ex chiesa di Santa Caterina, e si articola in due piani.
Al primo c'è la ricostruzione, anche con pannelli grafici, della storia dei chirurghi preciani, ma il pezzo forte è l'esposizione dei ferri, alcuni inventati apposta per le operazioni che dovevano essere eseguite.
È singolare che quei medici fossero già degli specialisti, particolarmente versati per gli interventi agli occhi, ai calcoli mediante litotomia o litotripsia (qui la percentuale di successo era di un incredibile 90 per cento) ed alle ernie inguinali, nonché per "l'estrazione dei testicoli".
Alcuni di questi attrezzi sono stati recuperati dalle famiglie discendenti dai chirurghi, altri sono in prestito, di proprietà del Museo della medicina di Roma,
"ma quando li rivorranno indietro - ha detto il sindaco, Alfredo Virgili - li sostituiremo con copie perfette e ancora più preziose, in argento."
Nel secondo piano, riservato alla documentazione, si trovano 66 testi scientifici dell'epoca, per ora su supporto digitale ma presto in copia anastatica.
Partiti come medici empirici, infatti, i chirurghi preciani, almeno quelli più bravi, diventarono accademici universitari a tutti gli effetti ed i loro testi furono utilizzati come manuali di studio.
Sulle origini di questa scuola chirurgica le notizie sono ancora vaghe. Pare che tutto cominciò con i monaci benedettini della locale Abbazia di Sant'Eutizio, che oltre a coltivare erbe officinali di cui la zona è ricca, cominciarono a prestare la loro opera alla popolazione come chirurghi.
Furono loro a istruire i preciani alla scienza medica, e non dovette essere difficile passare dagli interventi sui maiali (Preci si trova nel cuore dell'area geografica patria della "norcineria") a quelli sugli esseri umani, complice una anatomia non tanto dissimile.
Certo impararono bene, se con l'evolversi degli studi gli esponenti più capaci di quella scuola furono chiamati a operare illustri pazienti alle corti di Parigi e Innsbruck, Napoli e Roma, oltre che nei più importanti ospedali dell'epoca.
Il Museo di Preci è destinato a diventare una attrazione turistica, ma anche uno spazio scientifico riservato agli specialisti, in cui approfondire la storia della chirurgia.
A questo proposito domani si insedierà un apposito comitato frutto di una convenzione tra il Comune e l'Università di Perugia.
"Il Museo - ha aggiunto il sindaco - si inserisce in una proposta turistica che si fonda soprattutto sulle qualità ambientali dell'area.
Un punto di raccordo tra questi due aspetti di Preci sarà un giardino didattico con le erbe officinali"