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venerdì 31 maggio 2013

SpoletoNorcia in Mtb

Un treno colorato di biciclette per far conoscere e valorizzare la Spoleto-Norcia. Si è tenuta nei giorni scorsi una riunione in Comune tra il comitato organizzatore della "SpoletoNorcia in Mtb", l'associazione "Eppedala bikers" di Norcia e il sindaco Giampaolo Stefanelli. Gli organizzatori della manifestazione hanno illustrato in modo particolareggiato le linee guida dell'evento che dovrebbe avere luogo nel secondo fine settimana di settembre. Nel dettaglio è stato fatto un punto di situazione sullo stato di avanzamento dei lavori, ricordando l'impegno dei rappresentanti di Umbria Mobilità ad assicurare il termine dei lavori entro il mese di giugno e il successivo collaudo previsto entro il mese di luglio.

Nel caso in cui i tempi fossero rispettati, anche altre manifestazioni potranno essere accolte dal tracciato e concorrere nella rinascita della "Ferrovia Spoleto Norcia" e più in generale di tutto il territorio. Gli organizzatori sono già al lavoro: Incontro Prima riunione sul raduno in b' che ha l'obiettivo di rilanciare e far conoscere un tracciato di grande valore è in fase di lancio il nuovo sito, completo di notizie storiche, culturali e tecniche del tracciato e del territorio, contestualmente sono stati avviati i primi contatti con altre organizzazioni per inserire l'evento in cartellone.

"Vogliamo accogliere gli amici turisti con un pacchetto completo - spiegano gli organizzatori dell'iniziativa - dove l'arte e la cultura si abbracciano ai sapori del territorio, al benessere dello sport al contatto con la natura, il tutto condito da un ventaglio di emozioni."
Il sindaco Stefanelli, ha ribadito il proprio interesse nei confronti dell'iniziativa, ha proposto alcuni utili suggerimenti per quanto concerne il supporto logistico che la città di Norcia assicurerà all'evento medesimo e contestualmente ha detto di farsi promotore nei confronti degli altri colleghi per assicurare l'adeguato sostegno. In tale quadro, si è convenuto di indire una riunione con tutti gli aventi causa a questo "consorzio" pubblico -privato entro la metà del prossimo mese di giugno e in quella occasione da un lato dovranno essere estrinsecati tutti i costi e resi noti i supporti logistici-burocratici in modo da lanciare, senza possibili ripensamenti, il progetto.
Corriere dell'Umbria Venerdì 31 Maggio 2013

giovedì 10 gennaio 2013

Norcia: Piste di Fondo nel dimenticatoio

Dopo una lunga pausa torna a farsi sentire il Comitato civico “Norcia per l'ambiente” che denuncia lo stato di abbandono del progetto “Centro fondo Sibillini”, lanciato in pompa magna qualche anno fa dalla Provincia di Perugia, addirittura con il coinvolgimento della campionessa olimpica Manuela Di Centa.

Persino il presidente della Provincia, Marco Vinicio Guasticchi, si infilò la tuta per inaugurare il più grande distretto sciistico della provincia di Perugia (quello rappresentato da Forca Canapine per lo sci da discesa e i piani di Castelluccio per lo sci da fondo).

“Purtroppo la situazione reale è sotto gli occhi di tutti - scrive Arcangelo De Angelis, portavoce del Comita to -. Mentre la mancata apertura degli impianti di risalita è giustificata dallo scarso innevamento delle piste, non si comprende perché le piste di sci da fondo nelle zone vocate del Pian Perduto, Val di Canatra, Forca Canapine e Laghetti dei Pantani, zone queste ben innevate dall'8 dicembre 2012 e tuttora fruibili, siano inesistenti. In queste zone di neve ve ne è ancora in abbondanza - prosegue la nota del Comitato - e pur disponendo di un apposito mezzo battipista 'parcheggiato' a Castelluccio, il Comune di Norcia non è riuscito a dare un servizio ai numerosi appassionati che tanto lo sospiravano durante le festività natalizie, costringendoli a rivolgere il loro interesse a località anche più lontane ma certamente più affidabili come il comprensorio del Terminillo”.

La Nazione Giovedì 10 Gennaio 2013

mercoledì 14 novembre 2012

Norcia: Prodotti tipici e Natura i fattori trainanti

Norcia è la città del turismo e proprio per questo è stata sempre considerata immune dalla crisi che investe tutto il Paese. Ma forse le cose non stanno proprio così e i commercianti lanciano l'allarme. A Norcia, sottolinea il presidente della Confcommercio Valnerina Fabio Brandimarte, la crisi c'è:
"Il settore commerciale ha subito un'importante flessione, mentre resta, fortunatmente, stabile il turismo. C'è un aumento delle attività commerciali sproporzionato ai reali bisogni - ammonisce Brandimarte - e il settore edile è ormai fermo. Questa è la situazione a Norcia."
Il rappresentante dei commercianti sottolinea come tra recessione economica e crisi esista uno stretto legame che il governo del territorio può e deve riuscire a infrangere. A tale fine si renderebbero necessarie strategie di sviluppo e di ripresa che contrastino il ricorso alle consuete pratiche di valorizzazione del territorio e che promuovano, in alternativa, l'adozione di politiche finalizzate a invertire le tendenze di porre limiti allo sviluppo del territorio.
"Bisogna ripensare ai vincoli che vengono posti e sfruttare al massimo il ricco patrimonio naturalistico che abbiamo, altrimenti ci sarà un forte calo anche delle presenze."
Anche a Cascia i nodi vengono al pettine e la crisi del commercio è sempre piè dilaniante. Claudia Mannelli, vicepresidente e referente Confcommercio per il comune di Ca scia spiega come il crollo dei consumi, il diminuito potere d'acquisto, i timori sull'occupazione e l'erosione dei risparmi sono all'origine di ciò che sta accadendo.
"Nessun nuovo filone turistico è stato catturato e registriamo un calo di vendite che si avvicina al 30%, i turisti ci sono ma spendono sempre meno. Questa situazione fa presagire uno scenario tutt'altro che favorevole. Paesaggio, clima, arte, buona cucina e spiritualità non sono più sufficienti ad aumentarne il peso per il nostro Pil. La stagionalità è sempre stata un nostro handicap, adesso che anche l'estate non tiene piè cosa succederà da ottobre in poi? Quanti saranno gli esercizi che abbasseranno la saracinesca per non riaprirla?"

Queste gli interrogativi che affliggono i commercianti casciani che vorrebbero rialzare la testa dopo questi mesi in cui hanno lavorato solamente per cercare almeno di coprire le spese. In questo quadro forse politiche sinergiche tra i territori della Valnerina potrebbero aiutare. Ci sono progetti importanti sul fronte della valorizzazione naturalistica, così come su quello della salute (a Cerreto si sta allestendo l'itinerario legato alle Terme di Triponzo). Poi altro aspetto su cui puntare sono le tipicità: Monteleone ha il suo farro dop, c'è il prosciutto e il tartufo. Le opportunità insomma ci sarebbero ma vanno sapute cogliere unendo di piè le forze.

Rita Procaccioli
Corriere dell'Umbria Mercoledì 14 Novembre 2012

mercoledì 18 luglio 2012

Norcia Free WiFi

Domani, alle ore 17, in Comune sarà, presentato alla cittadinanza e alle imprese del settore turistico il progetto "Norcia Free WiFi", un servizio di accesso gratuito a internet mediante la tecnologia wireless, già attivo in via sperimentale da alcuni giorni.
"Un servizio innovativo - spiega l'assessore Antonio Lucci per chi abita, vive e visita la città, fortemente voluto e sostenuto dall'amministrazione comunale, grazie a un finanziamento concesso dal Consorzio Bim Nera-Velino."
"Un servizio - commenta, anche il sindaco Gian Paolo Stefanelli - che ha tra i suoi obiettivi, oltre che la valorizzazione turistica, la riqualificazione urbana del centro storico e il miglioramento della qualità della vita di cittadini e turisti, soprattutto in questo momento in cui nell'informazione e nella comunicazione è sempre più forte l'impulso allo sviluppo di nuove tecnologie."
Ad illustrare gli aspetti tecnici del servizio sarà il referente informatico del Comune di Norcia, Angelo Lucci.
Corriere dell'Umbria Mercoledì 18 Luglio 2012

domenica 30 agosto 2009

Hollyfood una maxi insegna sulla piana di Castelluccio copiando Hollywood

[...] Di notte, quando tutto è silenzio assoluto a Castelluccio di Norcia, tutt'intorno le uniche luci sono quelle del cielo.
Passano quasi a volo i rapaci che perlustrano il loro terreno di caccia in cerca di cibo, tuffandosi spesso sulle prede in discese a picco vertiginoso.
Ad osservare questi volteggi sono anche i pastori che di notte vegliano sulle greggi, dormendo in vecchie roulotte del terremoto di 30 anni fa, ormai sconquassate dall'usura, dal vento e dalla pioggia. Dormono guardinghi, perché il lupo è sempre in agguato. Basta un cane che abbaia e gli animali si innervosiscono. Si desta dal dormiveglia pure il vecchio pastore o i giovani servi pastori slavi, macedoni e albanesi arrivati fin quassù in cerca di fortuna.
Sul Pian Grande tanta gente in vacanza. Gli spazi di sosta per i camper sono affollati. Si può anche pernottare, ma solo nel fine settimana. Il cielo è colorato di parapendii che volteggiano come aquile. Nelle bacheche di legno, grandi cartelli invitano tutti alla
"salvaguardia di questo fragile ambiente, rispettando alcune semplici regole: non transitare con le auto su prati e pascoli; non raccogliere o danneggiare specie animali e vegetali; non accendere fuochi all'aperto; non bivaccare o campeggiare liberamente."
Incontriamo pure una pattuglia della Guardia Forestale che redige verbali ai "fuorilegge".
In cima al paese ci sono due turisti inglesi che girano con due asini. Li hanno noleggiati alla "Mulattiera" come compagni per le escursioni. Si può anche praticare il trekking con i muli, percorrendo antichi itinerari e mulattiere al ritmo del tambureggiare degli zoccoli di questi animali che trasportano cose e persone.
Castelluccio è meta ogni giorno di turisti italiani e stranieri.
Troppo bello questo paesaggio per non contemplarlo e viverlo attraverso le passeggiate. Forse è quello che ha pensato anche Eugenio Guarducci, il patron di Eurochocolate, che propone di smuovere i flussi turistici di massa con le eccellenze enogastronomiche della regione.
Come? Installando sulla piana di Castelluccio una maxi insegna con la scritta Hollyfood, che deve ricordare la famosa scritta in lettere bianche di Hollywood sulle colline di Los Angeles.
L'idea ha fatto molto rumore anche in Regione, ma Guarducci non la considera affatto strampalata e pacchiana.
"Siamo l'unica regione – dice - che vanta tre strade gastronomiche importanti: vino, olio e tartufo. Per metterle in mostra tutte insieme occorre un paesaggio straordinario e un punto di forza che richiami l'attenzione dei turisti."
Il neo sindaco di Norcia, Gian Paolo Stefanelli, frena dolcemente su questo progetto che nessuno, comunque, gli ha mai presentato ufficialmente.
"Confesso che non ho ancora le idee chiare su questa proposta, perché la zona dove Guarducci vorrebbe far campeggiare la grande scritta è una delle poche rimaste intatte nella regione.
Come sindaco di questa città sono sempre ben lieto di pubblicizzare i nostri prodotti tipici, ma tutti devono capire bene qual è il progetto, al di là di una scritta ad effetto che potrebbe costituire un gran colpo d'occhio.
Tre anni fa, Guarducci ha dato una nuova veste grafica alla nostra mostra mercato internazionale inventandosi il nome "Nero Norcia".
Adesso noi ci auspichiamo che questa mostra ritorni al suo vecchio fascino e ai notevoli livelli di qualità e selezione.
Ben vengano i prodotti delle altre regioni, ma devono restare a margine della rassegna, mettendo in primo piano le nostre eccellenze.
Pertanto, la mostra mercato 2010 sarà rinnovata nella vernice e dovrà tornare ad essere un appuntamento di maggior richiamo, rilievo e valore per i nostri prodotti tipici di qualità e prestigio.
Questo non significa che mettiamo al bando la cultura, perché c'è spazio anche per questo settore. D'altronde, la presenza a Norcia della comunità benedettina e l'arrivo del nuovo vescovo che è un vulcano d'idee, farà sì che Norcia valorizzi le sue straordinarie opportunità anche per la festa di san Benedetto."
"Questa amministrazione comunale - conclude il sindaco - punta pure sul piano regolatore come strumento di sviluppo anche per le attività e i prodotti tipici della zona. Servirà a creare nuovi posti di lavoro. Sappiamo che i tempi sono lunghi ma, lavorandoci di buona lena, possiamo accorciarli ed è quello che faremo."

martedì 6 gennaio 2009

Il primo latte biologico del centro Italia a Norcia

É merito di una piccola azienda di Norcia la prima produzione nel centro Italia di latte biologico.
Si tratta dell'azienda agricola "Casale Perla", che conta 60 capi bovini, di cui appena 33 in lattazione in una tenuta estesa su una superficie di 25 ettari di terreni di proprietà, 10 in affitto e altri 50 in affitto nel Pian Grande di Castelluccio di Norcia.
"Tutto nacque -raccontano i proprietari- quando la Regione diede l'incarico a Mariano Paeselli, docente presso la Facoltà di Agraria dell'Università degli Studi di Perugia, di trovare aziende agricole adatta alla produzione di prodotti biologici.
Il professor Paeselli propose alla famiglia Severini Perla di convertire la loro azienda in biologico, conversione che avvenne nel dicembre 2001 per l'allevamento, anche se già dal 1986 i terreni erano stati trattati con metodi rigorosamente naturali."
Tutta la gestione aziendale, dunque, procede nel segno dell'adesione al circuito della certificazione biologica, a partire naturalmente dalla coltivazione dei terreni i cui prodotti sono destinati all'alimentazione della stalla, e consentono un elevato grado di autosufficienza in questo ambito.
"Oggi i protocolli del biologico sono divenuti sempre più rigidi e prescrivono che la razione alimentare sia formata al 100% da prodotti certificati bio"
osserva Massimo Severini Perla.
"Tutto ciò implica un surplus di difficoltà sia di ordine economico, considerato che nell'ultimo biennio gli incrementi delle spese relative all'approvvigionamento delle materie prime sono stati nell'ordine del 40-60%, sia di ordine gestionale.
Fermo restando, in tal senso, il fatto che la qualità dei foraggi è essenziale ai fini del mantenimento di buone medie produttive.
I limiti da rispettare nell'alimentazione biologica rendono più difficile, sotto l'aspetto dei parametri qualitativi, mungere un latte con elevati valori in grasso, vista l'impossibilità di utilizzare nella razione di cibo prodotti che tendono a "
spingere" la materia grassa".
E non c'è una reale convenienza economica, visto che il latte biologico ottiene una quotazione superiore del 20-22% rispetto al prezzo del latte convenzionale.
"Certamente, in rapporto all'impegno richiesto, non soddisfacente. Ma per noi la scelta del biologico ha significato più che altro un investimento a lungo termine, l'idea di collocarci in una posizione diversa dagli altri scommettendo su un mercato ancora di nicchia ma a nostro avviso con buone prospettive di crescita.
Il futuro ci darà, o meno, ragione."
Nei territori montani come Norcia e zone limitrofe c'è troppa competizione nella produzione di latte cosi diversificare il prodotto aggiungendo una valore aggiunto rappresenta una buona strategia per cercare di far fronte alla crisi che il settore agricolo da anni sta vivendo

mercoledì 8 ottobre 2008

Il coordinamento intercomunale di Protezione civile della Valnerina

Cascia, Cerreto di Spoleto, Monteleone di Spoleto, Preci, Vallo di Nera ed ora anche Poggiodomo. Salgono dunque a sei i Comuni che hanno dato la propria adesione al coordinamento intercomunale di Protezione civile della Valnerina.
Ma c'è di più. Pur mantenendo le rispettive peculiarità nel settore della prevenzione e dell'emergenza dei rispettivi Comuni di appartenenza, i volontari, compresi i tanti, soprattutto giovani, che si sono iscritti in quest'ultimo periodo, avranno l'opportunità tra qualche settimana di partecipare ad un corso di formazione di base.
Corso che verrà "corredato" anche di attività pratiche ed esercitazioni. Alla fine del corso, superato un esame finale con rilascio di relativo attestato, i volontari saranno considerati pronti ed operativi, ed opportunamente equipaggiati, saranno pronti a svolgere attività sul proprio territorio di competenza.
La costituzione di un servizio associato di Protezione Civile è stata promossa dalla Comunità Montana della Valnerina grazie al progetto
"Valnerina: una valle unica, un unico sistema di Protezione Civile"
, allo scopo di unire le forze e di pianificare in maniera ordinaria la prevenzione e l'emergenza.
Una iniziativa di grande interesse che è stata sostenuta dalla Regione dell'Umbria, la quale nella legge di riforma delle Comunità Montane ha individuato questi enti come ambiti privilegiati per le funzioni di Protezione Civile e che nel caso della Valnerina ha già disposto un finanziamento per le prime attività.
"Questo servizio rappresenta un buon risultato nella politica associativa delle nostre istituzioni locali che offre prestazioni migliori per i cittadini e la possibilità di accedere a maggiori risorse finanziarie - disse la presidente della Comunità Montana della Valnerina, Agnese Benedetti, in sede di presentazione del servizio qualche mese fa - poiché la convenzione rimane aperta, sarà possibile anche agli altri comuni del territorio di aderire al servizio."
E non è escluso che da qui a breve potranno dare la propria adesione anche gli altri quattro dei Comuni della Valnerina che al momento non fanno parte integrante del gruppo intercomunale.
E ciò sarebbe auspicabile visto che il servizio associato di Protezione Civile è senza dubbio un buon inizio per avere una vallata sicura e per infondere la cultura della responsabilità diretta dei cittadini nella salvaguardia del territorio in cui si vive.
Ed in tal senso, sono disponibili presso la Comunità Montana e i Comuni le schede per l'iscrizione. All'iniziativa potranno dare il proprio apporto cittadini residenti nella Valnerina che
"abbiano senso civico e attitudine al lavoro di gruppo - spiega la presidente dell'ente montano, Agnese Benedetti - senza limitazione di età a partire dai diciotto anni"

giovedì 25 settembre 2008

Norcia nei prefabbricati dal 1981

Il campo dei prefabbricati del terremoto del 1979, a Norcia, esiste ancora. Ed è diventato una favela. Uno spettacolo indegno a soli 200 metri dalla porta principale della città, su una collina nascosta dalla vegetazione.
Tra i container abbandonati e le casette sfasciate, con le pareti che contengono amianto e i tetti rivestiti di eternit, vivono ancora 15 famiglie che, nel corso degli anni, hanno preso il posto dei terremotati.
E c'è chi è qui addirittura del 1981. "Ci avete dimenticati".

Torniamo a Norcia 29 anni e 5 giorni dopo il terremoto che squassò la Valnerina. Non è certo la prima volta da quel 19 settembre del 1979, ma è sicuramente la prima volta che scopriamo, nascosta tra alberi e cespugli, l'esistenza di una favela.
Una favela più brutta e, in alcuni punti, addirittura più sudicia delle vere favelas, quelle che si vedono dentro Rio De Janeiro o alla periferia di Sao Paulo do Brasil.
Una favela squallida quanto la Città dei morti de Il Cairo e la bidonville di Zinguichor, dove la gente non vive nella piena miseria, ma sopravvive comunque ai limiti della dignità.
Una favela che sembra dimenticata da tutti e da Dio. Siamo ad appena duecento metri da porta Romana, l'accesso principale lindo e pinto della Vetusta (e rediviva) Nursia.
É incredibile. Ma il campo container, diventato poi campo di sfollati e di senza tetto, esiste ancora. Si trova lungo un sentierino che si dipana da via Venti Settembre proprio sotto le finestre del convento di clausura delle monache benedettine di Sant'Antonio.
Ed è abitato da una quindicina di famiglie: 3 italiane, il resto extracomunitarie, in prevalenza macedoni.
Dal 1980, anno della sua creazione (prese il posto della tendopoli), è rimasto lì. Con i suoi prefabbricati pieni zeppi d'amianto e coperti dall'eternit. Con le sue stradine, sterrate e piene di buche e di cespugli, che quando cadono due gocce d'acqua si trasformano subito in torrenti.
Con i pali di pioppo annerito messi in piedi in fretta e furia per garantire un collegamento con gli impianti d'energia elettrica che sarebbe dovuto servire solo per l'emergenza.
Con gli scarichi a cielo aperto. Buona parte delle casette sono abbandonate. Con i vetri sfasciati, le pareti sfondate e, soprattutto, i rivestimenti d'amianto all'aria aperta. Quelle abitate sono a macchia di leopardo, sistemate su una collinetta che sembra solo una grande discarica.
Quando c'è un guasto da riparare gli elettricisti si rifiutano perfino di entrare nei prefabbricati perché non sanno dove mettere le mani e qualsiasi intervento eseguissero non potrebbero garantirlo in sicurezza.
Il postino non sa nemmeno dove lasciare le lettere e a volte le appoggia sugli usci o sulle finestre.
Quelli che ci abitano ancora non sono i terremotati del 1979. Ma questo non vuol dire che la situazione sia meno grave. Il più anziano del campo è un italiano che vive con la moglie dentro un prefabbricato dal 1981. Dopo di lui, arrivò una donna che ancora si trova nel campo. Era il 1983. Tutti, mano a mano che i terremotati tornavano nelle loro case ricostruite, hanno occupato i prefabbricati - molti legalmente, altri abusivamente - pensando che si trattasse di una sistemazione provvisoria.
"Non c'erano case disponibili, neppure in affitto - raccontano - e ci dissero che questa poteva essere una buona sistemazione in attesa dell'assegnazione degli alloggi popolari."

Qualcuno, i più fortunati e quelli ritenuti come i casi più urgenti, sono riusciti ad abbandonare questa favela.
Ma loro, invece, sono rimasti. Perché il turno in graduatoria non è mai arrivato. O perché qualcun altro, per svariati motivi, è passato avanti. Oggi, 29 anni dopo il sisma di Norcia, la favela ancora respira. E chissà che aria respira. Guardandola dall'alto è tutta una distesa di eternit, visto che questo è l'unico materiale che fu usato per tutte le coperture.
L'amianto è anche dentro i tubi di scarico dei fumi e le pareti ne sono imbottite perché fu usato in abbondanza per garantire un minimo isolamento termico.
E non c'è più un solo centimetro quadrato di materiale in buono stato: 29 anni di intemperie hanno logorato tutto.
Anche i tetti, tant'è che piove nelle stanze e perfino sopra i letti. Tra i prefabbricati sventrati c'è addirittura ancora qualche container di metallo del Ministero degli Interni, forse i primi che apparvero dopo la forte scossa del nono grado.
Per capire come si sia arrivati fino a questo punto la storia è lunga. Lunga ventinove anni di battaglie politiche a tutti i livelli, carte bollate, inchieste della magistratura e - ciliegine sulle torte - amministrazioni comunali saltate.
Come l'ultima, caduta per una guerra interna alla maggioranza di governo del centrodestra. Ventinove anni trascorsi, comunque, senza riuscire a smantellare la favela. In pochi vedevano, perché la natura stessa sembra aver voluto nascondere questo luogo agli occhi di tutti.
Ma tutti sapevano. Almeno a Norcia. Tanto è vero che di provvedimenti, per porre rimedio alla situazione, nel corso degli anni ne sono stati varati tanti.
I più efficaci, però, solo negli ultimi anni grazie alla giunta guidata da Nicola Alemanno che, però, è finita in briciole proprio quando stava passando ai fatti.
E con lei sono andati perduti i finanziamenti che la Regione aveva stanziato per creare nuovi alloggi popolari.
Oggi a governare la città c'è un commissario prefettizio: è Giancarlo De Filippis, viceprefetto di Perugia, un uomo che ama i fatti più delle parole.
De Filippis ha il compito di amministrare Norcia fino alle prossime elezioni, attese in primavera. E proprio per questo ha deciso di mettere la parola fine alla favela portando avanti tutti quei provvedimenti che le battaglie politiche avevano fatto arenare e quelle opere che erano rimaste incompiute.
Un cantiere per lo smantellamento dei prefabbricati disabitati inizierà ad essere operativo entro pochi giorni.
Ma non sarà ancora tutto. Perché, per bonificare l'intera area, si dovrà prima trovare un alloggio alternativo alle famiglie che ancora occupano le casette.
Una sistemazione che oggi sembra ancora impossibile perché le case popolari costruite in passato e rimaste a disposizione sono in numero limitatissimo.
Tutte le altre sono servite per eliminare i prefabbricati che, fino ancora a un anno fa, si trovavano disseminati in tante frazioni del Nursino.
Oggi a Norcia arriva in visita ufficiale il prefetto di Perugia,Enrico Laudanna. Sarà sicuramente l'occasione per affrontare il problema e studiare soluzioni. Una cosa, comunque, è certa: lo spettacolo è davvero vergognoso per una società che si ritiene civile.
Parafrasando Primo Levi viene solo da dire: se questa è Umbria..

Sergio Casagrande
dal Corriere dell'Umbria Giovedì 25 Settembre 2008


Sono arrabbiati. Con tutti. Anche con noi giornalisti.
"Vi siete occupati solo dei terremotati di Colfiorito, dei danni agli affreschi della basilica di San Francesco e oggi scrivete e parlate solo del caso Meredith, ma qui non vi siete mai fatti vedere."
Ci accolgono così, con tanta disperazione e voglia di raccontare il loro dramma. Luciano Cappella è il più anziano del campo di Norcia con le casette e i container del terremoto del 1979.
Se non proprio d'eta, sicuramente di residenza. É entrato nel suo prefabbricato nel 1981 e oggi è ancora qui, con gravi problemi alla vista:
"Ero capomastro e lavoravo per la ricostruzione - racconta -.
Arrivai a Norcia da Roma e trovai ospitalità in una casa del centro, ma nel 1981 lasciai quell'abitazione a un nursino terremotato.
Mi convinsero dicendo che c'era un posto in questo bel campo container. E accettai perché ero convinto che la ricostruzione sarebbe durata poco. Invece sono rimasto qui a Norcia e oggi non riesco ancora ad avere una casa. Guardate che schifo c'è qui attorno e entrate pure. Entrate nei nostri tuguri e scoprirete che qui tutto fa schifo. Sia fuori che dentro."
"In questo prefabbricato - aggiunge la moglie Antonietta Marzioni - ci abbiamo vissuto anche con i nostri 6 figli.
Poi ci hanno lasciati per andare per la loro strada. Per fortuna! Se fossero rimasti qui avrebbero vissuto da inferno."
Luciano e Antonietta sono tra i pochi italiani rimasti ancora nel campo. Chi vive qui, in maggioranza, proviene dall'estero. Molti sono macedoni. E tra gli stranieri, stando alle Bmw e alle Mercedes che si vedono parcheggiate, non sembra che siano tutti a passarsela proprio così male.
"C'è chi ha i macchinoni - osserva Luciano - e chi come me che, invece, si è dovuto vendere la macchina perché sta diventando cieco e ha la moglie che non riesce neppure più a camminare. Adesso - aggiunge - dicono che qua smantellano tutto. Ma una casa vera - si domanda - ce la daranno?"
La casa vera, quella fatta di mattoni e non di fogli di cemento farciti di amianto, la sogna anche Maria Cipolla, 64 anni, 24 dei quali passati in questa favela.
"C'è gente - ci racconta mentre ci mostra l'interno del suo prefabbricato che sembra un colabrodo - che in passato è venuta da me promettendomi una casa se gli davo il voto.
E poi è sparita, mentre io continuavo inspiegabilmente a scivolare giù nelle graduatorie che mi dovevano assegnare un tetto."
E alla parola tetto punta l'indice su una macchia d'acqua piovana proprio che si trova sopra il suo letto.
Il prefabbricato in cui vive sarà grande, al massimo, una ventina di metri quadrati. É composto da due stanze e un bagnetto grande quando una cabina telefonica. All'interno tutto è fatiscente e d'inverno si scalda con una grande stufa a legna. "Serve anche a cucinare", sottolinea con un pizzico d'orgoglio. Le domandiamo come si è ritrovata qui. E ci spiega che aveva accompagnato suo marito per la ricostruzione. Poi si è separata, lui è morto ed è rimasta senza niente e senza nessuno. Le restano pochi amici. Tra questi c'è Miralda Picchi, attivista del Pdci, che da anni si batte per veder rispettati i diritti di chi vive in questa indecenza.
"Basta - dice Miralda - è giunto il momento di dire basta."
E a guardare lo scenario di questo campo alle porte di Norcia non si può darle torto. "Siamo dimenticati da tutti", sostiene Maria Teresa Verucci, un'altra italiana che da anni vive in un prefabbricato circondato da container sfasciati e rottami abbandonati.
"Mio marito è morto pochi anni fa per asma, ma chi ci dà la certezza che non è tutto questo amianto ad ucciderci?"
Una paura che rende ancora più tragico lo scenario di tutto il campo.

Sergio Casagrande
dal Corriere dell'Umbria Giovedì 25 Settembre 2008