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domenica 25 maggio 2014

Castelluccio di Norcia: La magia dei Piani di Castelluccio tra la Fiorita, le leggende e il buon cibo

Ci sono i colori meravigliosi della Fioritura dell'Altopiano, i sapori delle lenticchie, gli angoli nascosti e gli scorci da scoprire, le leggende che si rincorrono fin dall'antichità.
Castelluccio è uno degli itinerari più suggestivi e singolari che l'Umbria possa offrire al visitatore in cerca di novità: il paese si trova a 28 chilometri da Norcia, lungo una strada panoramica, sulla cima di un colle che si eleva sull'omonimo altopiano (i Piani di Castelluccio) tra i più vasti dell'Italia centrale e inserito nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini.

La parte più antica del borgo si trova sulla sommità del colle: della vecchia fortificazione cinquecentesca non rimangono che un portale e pochi tratti di mura, oltre si accede alla piazzetta della chiesa di Santa Maria Assunta anch'essa del 1500.
É il maggiore monumento storico artistico, all'interno c'è una pregevole scultura lignea raffigurante una Madonna del 1499, attribuita a Giovanni Antonio di Giordano, maestro scultore di Norcia.
Tra Fine Maggio e i primi giorni di luglio, l'altopiano è testimone di un evento di particolare importanza e strepitosa bellezza: la Fioritura.

Per diverse settimane la monotonia cromatica del pascolo viene spezzata da un mosaico di colori, con variazioni di toni che vanno dal giallo ocra al rosso.
Non c'è un giorno preciso per ammirare lo spettacolo, tutto è affidato all'andamento climatico della stagione e le specie floreali che colorano il Pian Grande e il Pian Perduto sono innumerevoli.
Sul fronte delle prelibatezze enogastronomiche c'è il prodotto tipico e rappresentativo per eccellenza, la lenticchia.
Ricercatissima per il suo sapore inconfondibile, le dimensioni molto piccole, la resistenza ai parassiti e la coltivazione biologica.
Ed é Facile capire perché il fascino di questi luoghi abbia prodotto sempre molte fantasie nella mente dei visitatori e di chi vi abita.
Già alla fine del 1300, era considerato terra di negromanti, fate e demoni. Non c'è dubbio che, nelle leggende dei Sibillini siano presenti elementi della cultura cristiana e nordica tardomedioevale anche grazie ad Antoine de La Sale che nel 1420 visitando questi luoghi scrisse il suo "Paradis de la reine Sybille" diffondendo le leggende dei monti umbri nel nord Europa.

La Nazione Domenica 25 Maggio 2014

sabato 30 aprile 2011

Castelluccio di Norcia: pian Grande pian Perduto e la Foresta d'Italia

Chissà se la Primavera ha davvero il volto che le ha disegnato, in un capolavoro assoluto, Botticelli? O se invece non assomiglia alle fate dei Monti Azzurri? O forse ha il volto beffardo e ammaliante della Sibilla? Di sicuro si veste di fiori. E ora sappiamo anche dove abita: in un angolo stupendo dell'Appennino tra Umbria e Marche dove si concentra un quarto della biodiversità d'Europa. Volete l'indirizzo?
Eccolo: pian Grande e pian Perduto a Castelluccio di Norcia, con una dependance inebriante nella palude - ora prosciugata - di Colfiorito.
È uno spettacolo unico quello che questa area divisa tra due valli quella del Nera e quella del Chienti offre tra la metà di maggio e i primi di luglio, con un appuntamento clou e irrinunciabile: la festa della Fiorita che si fa a Castelluccio, un borgo di duecento anime che sembra emergere dalle impalpabili e svaporanti nebbie dell'altopiano quasi come un ectoplasma di cotto e di pietra, la terza e l'ultima domenica di giugno. Ma quest'anno c'è un motivo in più per contemplare il bello assoluto. È la "Foresta d'Italia" che si vuole piantata dagli alpini. É un bosco d'incanto che si erge su di una collina alla sinistra del pian Grande appena scollinati i contrafforti che immettono al cospetto di sua maestà il Monte Vettore, dal Rifugio Perugia. Sono mille e mille pini pianti a disegnare il profilo dell'Italia, isole comprese, su di una carta geografica d'alpeggio. Non c'è forse miglior tributo che questo naturale omaggio al centocinquantesimo anniversario dell'Italia unita.
Per chi è viaggiatore goloso è un itinerario sorprendente, sapido di collina, di essenze uniche, di cibi spessi, di prodotti peculiari. Si risale la Valnerina da Norcia dove è indispensabile acquistare i prosciutti (magari di Renzini o di Pambuffetti) e i salami, e soprattutto il pecorino di Norcia. Comprenderne il profumo non sarà difficile una volta ci si trovi al cospetto dei pascoli di Castelluccio! Da Norcia , dopo una indispensabile puntata a Preci borgo medievale incantato dove magari comprare gamberi di fiume e trote, si va verso i Sibillini ed eccola improvvisa questa conca straniante dove la natura utilizza la sua tavolozza per dipingere un paesaggio impressionista.Si rincorrono i fiori di lenticchia (impossibile non comprarla) che striano di indaco i prati, e poi i papaveri, e i tulipani selvatici, e ancora le rare genzianelle, e i fiori di sorgo, di acetosella, di borragine, di malva, frammisti ai profumi del finocchio selvatico, dell'aglio e del sedano d'acqua.[…]

martedì 4 maggio 2010

I Piani di Castelluccio

I Piani di Castelluccio sono formati dal Pian grande, il Pian Piccolo e il Pian Perduto, si trovano a 1350 m e coprono una superficie di 15 km2. Considerato il più vasto ed elevato bacino carsico chiuso Castelluccio d'Italia, era un tempo sommerso da un lago che, prosciugandosi, ha lasciato fertili terreni.
L'impaludamento progressivo del bacino è oggi testimoniato dai depositi torbosi e il suo progressivo svuotamento è dovuto al manifestarsi di fenomeni carsici e in particolare alla formazione dell'inghiottitoio.
Nella parte meridionale dell'altopiano si trova appunto il fosso dei Mergani, una zona di assorbimento tale da richiamare le acque da tutta l'area.
Il fosso è un solco fluviale, anche se al solco principale se ne collegano altri minori che conferiscono all'insieme la forma di un meandro.
Il fosso termina in un inghiottitoio imbutiforme profondo circa 20 metri (non è stato comunque facile esplorarne la profondità, per cui il carsismo sotterraneo è tuttora sconosciuto).
Scendendo dal M. Cappelletta verso la valle della Dogana, che si apre verso nord sul Pian Piccolo, s'incontra un Laghetto nei dintorni del quale è presente una vegetazione tipica degli ambienti torbosi. Sulla destra il versante nord - ovest del M. Macchialta (1751 m) è ammantato dalla Macchia Cavaliera, un'interessante lembo di faggeta scampata ai tagli realizzati in passato, in cui trovano rifugio diverse specie di animali tra i quali il lupo. Nel Pian Perduto, così chiamato per il fatto di essere stato "perduto" da Norcia nel corso di una storica battaglia contro Visso avvenuta nel 1522, è presente una piccola pozza denominata "Stagno Rosso" per la colorazione, che assume soprattutto in alcuni periodi estivi, dovuta alla fioritura della rara alga unicellulare Euglena sanguinea.

mercoledì 14 aprile 2010

La storia di Castelluccio di Norcia

Purtroppo non ci sono molto notizie sulla storia di Castelluccio di Norcia comunque l'edificazione del Paese si fa risalire al XIII secolo, ma la presenza dell'uomo in questo luogo misterioso, non è affatto recente. Ne sono testimonianza diversi frammenti di terracotta di epoca romana, rinvenuti in località Soglio, presso la fonte di Canatra, e di monete di bronzo con il ritratto dell'Imperatore Claudio II (268-270 dc).
Il nucleo attuale risale al XIII secolo, anche se alcune ricerche tendono a retrodatarne la fondazione.
L'economia del paese è strettamente legata all'attività della pastorizia, che ancora costituisce una buona parte degli introiti degli abitanti. Ad essa va aggiunta l'agricoltura, con la produzione di prodotti tipici quali le famose lenticchie di Castelluccio. Il turismo invece è presente durante l'arco dell'intero anno: nel periodo invernale, la località di Forca Canapine ospita impianti di risalita funzionanti per attività sciistiche, mentre nel periodo estivo l'escursionismo, le passeggiate a cavallo, in mountain-bike, il volo libero con il deltaplano attraggono un gran numero di appassionati.
Tra i monumenti importanti va ricordata la chiesa di S. Maria Assunta del XVI secolo, con una pregevole scultura lignea della Madonna (1499), ad opera di Giovanni Antonio di Giordano, scultore norcino.

lunedì 5 aprile 2010

Castelluccio di Norcia

Castelluccio di Norcia è un piccolo borgo della regione umbria situato al centro del Parco Nazionale dei Monti Sibillini famosa per la coltivazione della lenticchia che ha ottenuto dall'Unione Europea l'Indicazione Geografica Protetta. La loro coltivazione è condizionata da un clima con inverni molto rigidi, gelate primaverili e, in estate, per l'altitudine, forti sbalzi termici tra il giorno e la notte.
Il paesino è arroccato in una collina all'interno di un grandissimo altopiano dell'Italia centrale a 1.452 metri d'altezza sopra il livelo del mare.
Le vaste distese erbose degli altipiani costituiscono una sorta di anfiteatro assai spettacolare nel periodo della fioritura.
L'origine del piano è legata a movimenti tettonici associati al sollevamento delle dorsali del M. Vettore e M. Vetica. Lo svuotamento del lago è probabilmente dovuto al riattivarsi delle faglie che bordano il bacino ed a fenomeni legati al carsismo.
Gli amanti dello sport possono svolgere diverse attività a contatto con la natura: escursioni sui monti Sibillini e sul monte Vettore, trekking, mountain-bike, passeggiate a cavallo o a piedi, parapendio, deltaplano. Tra gli sport invernali invece nell'altopiano operano due stazioni di sci: Forca Canapine e Monte Prata, uno dei campi da sci di fondo più spettacolari d'Italia, una crescita sempre maggiore dello sci da escursionismo e ottime possibilità per lo sci estremo.
e' una zona quasi magica, infatti é circondata da leggende su fate, demoni e personaggi misteriosi, leggende che si tramandano dal 1300. Non mi é difficile pensare che questa atmosfera surreale, abbia indotto la gente del luogo a inventarsi strane storie e personaggi in cui si mescolano tradizioni cristiane e leggende nordiche…folletti , maghi e quant'altro.

sabato 24 ottobre 2009

La Chiesa di S.Maria Assunta a Castelluccio di Norcia

La Chiesa parrocchiale di S.Maria Assunta sorge su di una piazzetta pensile lungo la salita che conduce al borgo. Fondata nella prima metà del XVI secolo, la chiesa si presenta in eleganti forme rinascimentali. Il prospetto, rivestito a intonaco, reca un portale del 1528, ripristinato all'inizio del Settecento a seguito di un terremoto.
Esso è incorniciato da un arco a tutto sesto riquadrato da un rettangolo. Teste di grifo ne sostengono l'architrave.
L'interno è a pianta centrale: i quattro bracci sono piuttosto corti e spartiti da pilastri su cui poggiano archi a botte. All'interno di questi massicci piloni si trovano piccoli vani, utilizzati come ripostiglio, sagrestia e accesso al campanile e alla cantoria. Al centro si innalza la cupola ottagonale. L'altare maggiore, opera seicentesca in legno dipinto, custodisce un crocifisso ligneo tra le figure dei Dolenti (XVI secolo).

Chiesa di S.Maria Assunta a Castelluccio di Norcia
Nel braccio destro è collocato l'altare rinascimentale dell'Assunta, con una Madonna in adorazione del Bambino molto danneggiata. La scultura venne realizzata nel 1499 in legno policromo forse da Giovanni Antonio di Giordano, artista di Norcia.
Essa non si è ben preservata poiché, fino a poco tempo fa, veniva vestita e maneggiata nelle festività. Un recente tentativo di furto l'ha inoltre resa mutila della mano e del Bambino.
Il braccio sinistro accoglie l'altare di S.Antonio Abate, rinascimentale, con una terracotta di fine cinquecento raffigurante il Santo e scene della sua vita sulla parete di fondo. La visita alla chiesa necessita di accordi telefonici.

domenica 30 agosto 2009

Hollyfood una maxi insegna sulla piana di Castelluccio copiando Hollywood

[...] Di notte, quando tutto è silenzio assoluto a Castelluccio di Norcia, tutt'intorno le uniche luci sono quelle del cielo.
Passano quasi a volo i rapaci che perlustrano il loro terreno di caccia in cerca di cibo, tuffandosi spesso sulle prede in discese a picco vertiginoso.
Ad osservare questi volteggi sono anche i pastori che di notte vegliano sulle greggi, dormendo in vecchie roulotte del terremoto di 30 anni fa, ormai sconquassate dall'usura, dal vento e dalla pioggia. Dormono guardinghi, perché il lupo è sempre in agguato. Basta un cane che abbaia e gli animali si innervosiscono. Si desta dal dormiveglia pure il vecchio pastore o i giovani servi pastori slavi, macedoni e albanesi arrivati fin quassù in cerca di fortuna.
Sul Pian Grande tanta gente in vacanza. Gli spazi di sosta per i camper sono affollati. Si può anche pernottare, ma solo nel fine settimana. Il cielo è colorato di parapendii che volteggiano come aquile. Nelle bacheche di legno, grandi cartelli invitano tutti alla
"salvaguardia di questo fragile ambiente, rispettando alcune semplici regole: non transitare con le auto su prati e pascoli; non raccogliere o danneggiare specie animali e vegetali; non accendere fuochi all'aperto; non bivaccare o campeggiare liberamente."
Incontriamo pure una pattuglia della Guardia Forestale che redige verbali ai "fuorilegge".
In cima al paese ci sono due turisti inglesi che girano con due asini. Li hanno noleggiati alla "Mulattiera" come compagni per le escursioni. Si può anche praticare il trekking con i muli, percorrendo antichi itinerari e mulattiere al ritmo del tambureggiare degli zoccoli di questi animali che trasportano cose e persone.
Castelluccio è meta ogni giorno di turisti italiani e stranieri.
Troppo bello questo paesaggio per non contemplarlo e viverlo attraverso le passeggiate. Forse è quello che ha pensato anche Eugenio Guarducci, il patron di Eurochocolate, che propone di smuovere i flussi turistici di massa con le eccellenze enogastronomiche della regione.
Come? Installando sulla piana di Castelluccio una maxi insegna con la scritta Hollyfood, che deve ricordare la famosa scritta in lettere bianche di Hollywood sulle colline di Los Angeles.
L'idea ha fatto molto rumore anche in Regione, ma Guarducci non la considera affatto strampalata e pacchiana.
"Siamo l'unica regione – dice - che vanta tre strade gastronomiche importanti: vino, olio e tartufo. Per metterle in mostra tutte insieme occorre un paesaggio straordinario e un punto di forza che richiami l'attenzione dei turisti."
Il neo sindaco di Norcia, Gian Paolo Stefanelli, frena dolcemente su questo progetto che nessuno, comunque, gli ha mai presentato ufficialmente.
"Confesso che non ho ancora le idee chiare su questa proposta, perché la zona dove Guarducci vorrebbe far campeggiare la grande scritta è una delle poche rimaste intatte nella regione.
Come sindaco di questa città sono sempre ben lieto di pubblicizzare i nostri prodotti tipici, ma tutti devono capire bene qual è il progetto, al di là di una scritta ad effetto che potrebbe costituire un gran colpo d'occhio.
Tre anni fa, Guarducci ha dato una nuova veste grafica alla nostra mostra mercato internazionale inventandosi il nome "Nero Norcia".
Adesso noi ci auspichiamo che questa mostra ritorni al suo vecchio fascino e ai notevoli livelli di qualità e selezione.
Ben vengano i prodotti delle altre regioni, ma devono restare a margine della rassegna, mettendo in primo piano le nostre eccellenze.
Pertanto, la mostra mercato 2010 sarà rinnovata nella vernice e dovrà tornare ad essere un appuntamento di maggior richiamo, rilievo e valore per i nostri prodotti tipici di qualità e prestigio.
Questo non significa che mettiamo al bando la cultura, perché c'è spazio anche per questo settore. D'altronde, la presenza a Norcia della comunità benedettina e l'arrivo del nuovo vescovo che è un vulcano d'idee, farà sì che Norcia valorizzi le sue straordinarie opportunità anche per la festa di san Benedetto."
"Questa amministrazione comunale - conclude il sindaco - punta pure sul piano regolatore come strumento di sviluppo anche per le attività e i prodotti tipici della zona. Servirà a creare nuovi posti di lavoro. Sappiamo che i tempi sono lunghi ma, lavorandoci di buona lena, possiamo accorciarli ed è quello che faremo."

venerdì 21 agosto 2009

Castelluccio di Norcia

Storia e natura abbracciano da sempre Castelluccio di Norcia in un incastro perfetto e quasi magico. L'anfiteatro armonioso delle vette, che sembrano bucare il cielo dell'Umbria, adagia il vecchio borgo in una posizione di straordinaria bellezza all'interno del parco nazionale dei Sibillini.
Ogni angolo sorprende, emoziona, cattura. Non solo per i suoi colori, per l'eccezionale qualità ambientale e naturalistica, ma anche per il carattere degli abitanti: pacifici, rispettosi, strani, laboriosi e permeati di proverbiale saggezza.
Certo, non si può dire che il rapporto tra i nursini e i castellucciani sia eccellente, ma il vicendevole lancio di proiettili innocui è sempre stato il sale e il pepe di tutte le irrinunciabili "guerre" di campanile.
Questo paesino, posto a 1452 metri di quota, rinomato per le sue lenticchie, ha una piazza, anzi un largo piazzale, dove si affacciano vecchi fienili e stalle, trasformati in edifici.
Se si vuole ritrovare la nobile pace della provincia italiana, atmosfere di tempi non tanto lontani ma che già sembrano antichi, bisogna venire fin quassu, dopo aver attraversato Norcia, la porta della Valnerina.
É come andare dalla casa di un parente che ha fatto fortuna a quella di un parente rimasto dignitosamente povero.
Ma siamo proprio sicuri che sia così? Le vecchie stalle che circondalo il paese sono state quasi tutte vendute a peso d'oro.
Le trasformano in monolocali per la villeggiatura, milionari che vogliono restare lontano dai rumori delle città.
Racconta Domenico, innamoratissimo di Castelluccio:
"Volevo comprare una stalla ed avevo offerto 63.000 euro.
Stavo per concludere l'affare, quando mi è stata soffiata da un concorrente a 130.000 euro. Ci sono rimasto male, perché si gioca al rialzo come in un'asta, ma nel mio caso la cifra è raddoppiata.
Volevo investire su questo vecchio mattone, non tanto perché queste stalle sono ormai un vero e proprio business, un assegno in bianco, ma soprattutto per assicurare ai figli dei mie figli un capitale per il pericolo della desertificazione futura.
Se arriverà il deserto, in cima a Castelluccio non mancherà di certo il vento e l'acqua. Io possiedo già una casa in questo paradiso terrestre e, quando non lavoro, vengo a riposarmi fra queste case che profumano di pietra."
Ha ragione Domenico, di professione pizzaiolo, perché è qui che si riscopre l'Umbria rimasta silenziosa, schiva e gentile. Qui si riconquista quella dolcezza incantevole e dolce, che si lascia languire a mano a mano che i pianori e la montagna diventano più solenni e vasti.
E pensare che un tempo questa zona non era una delle più ospitali. Oggi si può sentire il sapore dimenticato dei giorni dell'infanzia dei nostri nonni e trisavoli e quello disinteressato e genuino del montanaro, tagliato in rettangoli di diversi colori che fanno posto ad uno scenario che ha pochi rivali.
Entrando sulla piazza, subito ti sorprende il silenzio straordinario che ti accoglie. Il borgo pare deserto, abbandonato. C'è un reticolo di anguste stradine che salgono e scendono; le case che hanno piccole finestre, sono addossate le une alle altre, quasi per difendersi dal freddo polare dell'inverno. Fino a pochi anni fa, sui muri c'erano piccole figure sacre in ceramica. I più anziani raccontano che rappresentavano la sola difesa degli abitanti contro le avversità degli elementi.
Lo spazio è una balconata sul paesaggio circostante. Tutto è rimasto intatto, anche i negozi, le botteghe, le stalle, rimaneggiate e messe in sicurezza dopo il terremoto del 1979.
Nella mente dei visitatori e di chi vi abita, il fascino di questa montagna ha scaturito sempre molte fantasie, tanto che già alla fine del 1300, era dipinta come terra di negromanti, fate e demoni di ogni tipo.
Antoine de La Sale, nel 1420, dopo averla visitata in largo ed in lungo scrisse il suo "Paradis de la reine Sybille" diffondendo le leggende dei Sibillini nel nord Europa.
Ma che cosa c'è di magico? Si racconta di pericoli magici e di poteri di vecchie streghe. Alimentavano queste inquietanti fantasie,l'isolamento, il silenzio e la paura. La tradizione popolare vuole che la grotta della Sibilla sia stata fatta murare da un non ben identificato pontefice, e che poi sia franata.
Mancano però precise documentazioni. La grotta, pare che fosse un antichissimo luogo di culto preromano. La mitologia del Medioevo ha fatto il resto, ispirando poeti e scrittori, in genere contadini e pastori che avevano imparato a leggere e scrivere dal prete.
a Castelluccio, la prima orma umana fu quella dell'età romana, come testimoniano frammenti di terracotta rinvenuti presso l'antica fonte di Canatra.
Sono state rinvenute anche monete di bronzo con il ritratto dell'imperatore Claudio II il Gotico (268-270 d.c.), le fondamenta di un edificio del paese e la tomba (non datata) di un soldato.
L'aereo-fotografia ha rivelato poi l'esistenza di un castelliere sulla parte più alta del paese. L'attuale nucleo abitativo, comunque, non risale a prima del XIII sec. Della vecchia fortificazione cinquecentesca non rimane che un portale, vicino le mura. La storia di Castelluccio è strettamente legata alla pastorizia, prima stagionale, poi stanziale. Il maggiore monumento storico artistico è la chiesa di S.Maria Assunta, del 1500. Custodisce una pregevole scultura lignea, raffigurante una Madonna attribuita a Giovanni Antonio di Giordano, maestro scultore di Norcia.
Lo scenario di Castelluccio, unico ed inimitabile, è dominato dal monte Vettore (2.476 m), dove si possono godere splendidi panorami.
Col bel tempo si scorgono i due mari e moltissimi castelli. Sarebbe questo il monte di Venere della leggenda, reso immortale da Wagner nel Tannhauser. Tutto intorno, una corona di cime più basse, che offrono un superbo spettacolo del bacino carsico, il più grande d'Italia, con i suoi 79,3 Km quadrati e un perimetro di ben 36.
Comprende i bacini minori di Pian Perduto, Pian Grande (una distesa lunga 8 Km) e Pian Piccolo. Qui c'è anche l'ultimo grande ex lago in quota d'Italia, le cui acque sono state assorbite da un inghiottitoio che sprofonda per 1257 metri.
É il lago di Pilato. Si è formato per lo sbarramento dei resti di una morena, creatasi in epoca glaciale. Definito "il lago con gli occhiali", per la forma dei suoi invasi complementari e comunicanti nei periodi di maggiore presenza di acqua, ha un perimetro di circa 900 metri e una larghezza di 130.
La misurazione della profondità è di circa 8 - 9 metri. Fu rilevata nel 1990, quando restò completamente asciutto per la siccità. Ospita un particolare endemismo, il Chirocefalo del Marchesoni, piccolo gamberetto di colore rosso che misura 9-12 millimetri e nuota col ventre rivolto verso l'alto.
La presenza di questo crostaceo conferisce un colore rossastro alle acque che, se abbondanti, sono di un verde intenso. Presente anche un insetto molto piccolo detto ditiscide, coleottero acquatico nero di origine boreo-alpina. Nel Pian Grande si trovano cavalli e mucche allo stato brado, mentre il cielo è colorato dalle ali nere e musicato dal canto di grosse cornacchie.
D'estate vi emigra molto bestiame, soprattutto ovino. I proprietari di bestiame, hanno affidato ai servi pastori slavi e albanesi, il loro antico mestiere.
Lo sanno fare e non temono gli elementi della natura. Un tempo, nella stagione invernale, l'attraversata di questo piano era molto pericolosa, tanto che i pontefici ne vietarono il transito da novembre a marzo, ordinando che nei giorni di nebbia e di bufera si suonasse continuamente la campana di Castelluccio.
In questo modo, i viandanti smarriti potevano avere un punto di riferimento. Ancora oggi, le bufere di neve, spaventano. A Castelluccio, durante l'inverno, vi abitano poche famiglie. La vita riprende in primavera e nella zona arrivano anche i temerari degli sport estremi, che si librano nel cielo con parapendii e deltaplani. Non c'è dubbio, questo scenario sarebbe stato ideale per girare "Ombre rosse", con John Wayne nella parte di Ringo Kid, e la celebre diligenza in fuga inseguita da un'orda di Apache.
In realtà, quando fumano i comignoli, dalla vallata ogni pennacchio nero sembra proprio un segnale di Apache o Seminoles sul piede di guerra.
Da oltre 25 anni c'è anche una scuola nazionale di volo libero, la Prodelta. Purtroppo, ogni anno, non mancano gli incidenti. Alcuni sono stati addirittura mortali. Ne sanno qualcosa i vigili del fuoco volontari di Norcia e gli operatori del 118, chiamati a recuperare gli sventurati, che spesso cadono in dirupi dove si può arrivare solo a piedi, dopo una marcia di qualche ora.
Il sindaco di Norcia è stato pure costretto a firmare un'ordinanza, vietando ai meno esperti o, comunque, senza brevetto, di librarsi in volo.
Arrivano da ogni parte d'Europa. Sono soprattutto tedeschi. Dicono che è una cosa fantastica volare sopra questi monti e il Parco Nazionale Monti Sibillini, perchè si sente solo la voce del vento.
Il parco è di circa 70.000 ettari. Dal 1993, ha lo scopo di salvaguardare l'ambiente e promuovere uno sviluppo socio-economico sostenibile.
Insieme al fascino delle abbazie e dei centri storici medioevali, disseminati alle falde del gruppo montuoso, ci sono i segni più evidenti di una diversità e di una ricchezza biologica: lupo, aquila reale, falco pellegrino e numerose altre specie endemiche che ti riportano ad un mondo antico e suggestivo. Qui, il tempo sembra essersi fermato per rendere omaggio alla sua straordinaria bellezza. L'ambiente è una stupenda miscela di roccia, faggete, acqua e flora. Tra la fine di maggio e i primi giorni di luglio, l'altopiano è testimone di un altro evento di particolare importanza:la fioritura! Pascoli e sentieri, sono spezzati da un mosaico di colori, con variazioni di toni che vanno dal giallo ocra al rosso.
La festa della "Fiorita" si celebra nella seconda domenica di giugno, ma non esiste un preciso giorno per ammirare questo incantevole spettacolo della natura, sempre affidato all'andamento climatico della stagione.
Le specie floreali che tingono il Pian Grande e il Pian Perduto sono genzianelle, narcisi, violette, papaveri, ranuncoli, asfodeli, viola Eugeniae, trifogli, acetoselle e tant'altro.
Il prodotto tipico di Castelluccio è la lenticchia, un legume è antichissimo come dimostra il ritrovamento di semi in tombe neolitiche datate 3000 A.c.
Si tratta di una pianta annuale, che fiorisce tra maggio e agosto. Ha un inconfondibile sapore, dimensioni molto piccole e resistenza ai parassiti. La coltivazione è esclusivamente biologica. É seminata, non appena il manto nevoso è completamente disciolto. É raccolta verso la fine di luglio e i primi di agosto. Una volta questa operazione era svolta esclusivamente a mano. Si chiamava "la carpitura". Un lavoro faticoso e lungo, affidato anche alla manodopera dei paesi vicini.- Erano soprattutto donne, chiamate carpirine.
Oggi si ricorre alle falciatrici meccaniche. I ritmi e i "rituali", però, sono ancora gli stessi per i contadini del posto.

venerdì 20 febbraio 2009

Piatti tipici e tradizioni di Carnevale a Castelluccio

Quella di Vincenzo Perla è una delle poche famiglie che risiede in pianta stabile a Castelluccio di Norcia.
Ed è anche un nucleo familiare che non ha dimenticato le tradizioni, come ad esempio quella del Carnevale, una usanza popolare che fino alla fine degli anni sessanta a Castelluccio è stata celebrata con grandi appuntamenti culinari e particolari rappresentazioni.
Ed a raccontare quei particolari momenti di aggregazione tra la comunanza del luogo, che in parte si sta ripetendo anche in questi giorni, è Giuseppe Iacorossi.
"La mattina del 17 gennaio scorso - racconta - giorno della festa di Sant'Antonio, mi sono recato a casa di Vincenzo Perla per chiedergli di aiutarmi con il suo trattore a prendere della legna.
La sua casa è dietro al paese nella zona detta "Le stalli de Ghezzi". La signora Maria mi apre la porta e mi invita calorosamente ad entrare. La grande stufa a legna, posta in mezzo alla cucina, emana un piacevole tepore. In mezzo al tavolo c'è una grande piatto di profumate frappe, appena fatte, innevate con dello zucchero e colorate con una pioggia di alkermes.
Mi invita a sedere e con un sorriso di soddisfazione spinge verso di me il grande piatto di frappe invitandomi a mangiarle e mi dice "oggi è entrato Carnevale".
Mentre, prende dalla sua credenza dei bicchieri e il fiasco di vino, con gesti sicuri e decisi versa il vino nei bicchieri e li distribuisce al marito, al fratello, a me e dice a voce alta "Buon carnevale".
Vedere quella donna che ancora oggi mantiene viva una usanza popolare fino alla fine degli anni sessanta a Castelluccio, mi rende immediatamente felice e mi riporta indietro di molti anni".
Il giorno di Sant'Antonio, quando Castelluccio era ancora popolato anche in inverno, in ogni casa si preparavano dolci, soprattutto "li scrufuli" che venivano offerti a chi quel giorno entrava in casa per qualsiasi motivo augurandosi a vicenda "buon carnevale".
Da questo giorno si organizzavano varie serate con figure mascherate per le vie del paese e serate danzanti nella sala della "Comunanza".
I ragazzi, tutti via dal paese con i greggi, tornavano dalle maremme "e l'ultimo pezzo di strada da Norcia a Castelluccio - prosegue nel racconto - quasi trenta chilometri, se lo facevano a piedi sulla neve, la strada allora non c'era, per partecipare a queste serate danzanti e d'allegria dove le ragazze si presentavano in sala portando delle pizze, torte e dolci di vario genere.
Negli ultimi giorni di Carnevale, si svolgevano delle feste caratteristiche di cui solo i più anziani ne hanno ricordo".
In particolare, erano la festa "de lì Prisienti" (dei presenti), il penultimo sabato di carnevale, la festa "de li Parienti" (parenti) la penultima domenica di carnevale, la festa "de li stallajioli" il giovedì grasso e la festa "de li scrocchiarei" il venerdì grasso.
"La mattina della festa "de li prisienti" - aggiunge Giuseppe - tutti gli scolari portavano un regalo alla maestra, uova, salcicce, salami, pizze e dolci.
La sera si organizzava una festa da ballo nella sala della Comunanza dove partecipava tutto il paese, e le Maestre erano le invitate d'onore.
Le ragazze e le loro madri portavano pizze, ciambelloni, scrufuli, frappe e ravioli dolci che venivano assaggiati da una commissione di esperti, prima di essere distribuiti e mangiati da tutti i presenti.
Alla fine della serata - conclude - veniva decretato il dolce più buono e il nome della ragazza che lo aveva fatto e portato, e questa diveniva la reginetta della serata".