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giovedì 24 novembre 2011

L'orso marsicano turista al Parco dei Monti Sibillini

Una ricerca condotta in questi giorni sull'orso marsicano che popola l'Appennino nelle aree della regione d'Abruzzo ha stabilito che alcuni esemplari della specie si muovono anche di molti chilometri. Non è da escludere - secondo gli esperti - che alcuni esemplari "vagabondi" di orso possano raggiungere anche il territorio dell'Umbria soprattutto nelle aree del parco dei monti Sibillini. É infatti accertato che alcuni esemplari, dall'Abruzzo, si sarebbero già portati per brevi periodi nei territori montani delle province di Rieti. Gli animali, al difuori dell'Abruzzo, non sono stanziali, ma migrerebbero anche per chilometri in cerca di cibo

sabato 26 marzo 2011

No al Centro Residenziale nel Parco dei Monti Sibillini

La sezione della Valnerina di Italia Nostra lancia un allarme. E la preoccupazione nasce sulla base dalla approvazione da parte del Comune di Norcia di un "Centro Residenziale Integrato", che si configura come una lottizzazione intensiva. Che prevede la costruzione di palazzine bifamiliari su 22 lotti di terreno e posizionate su tre file parallele per un totale di 49 alloggi. Ma c'è di più, ed è questo probabilmente l'elemento che fa indignare i rappresentanti dell' associazione della sezione Valnerina. Tale lottizzazione, infatti, sorgerà nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini in "un'area di rilevante interesse naturalistico della Regione Umbria", nelle vicinanze delle mura urbiche.
"Dopo aver preso visione della documentazione relativa, consegnataci, peraltro soltanto parzialmente, dal Comune di Norcia - fa sapere Italia Nostra Valnerina - la nostra sezione ha ritenuto opportuno consultarsi con il proprio Consiglio regionale, il quale ha inviato la lettera al Comune di Norcia, alle autorità regionali e provinciali preposte nonché all' Ente Parco Nazionale dei Monti Sibillini."
Una missiva nella quale il Cru di Italia Nostra, per voce del suo presidente Gianfranco Angeli, chiede al Comune di Norcia una serie di documenti utili a fare chiarezza sulla vicenda.
"Con il Dgr 22 luglio 1998 sono state individuate quali aree di "rilevante interesse naturalistico dell'Umbria", i MontiAspro-Maggio e la Valle del Corno, le Marcite di Norcia ed i Monti Sibillini e i Piani di Castclluccio - è scritto, tra le altre cose, nella lettera - dove si vieta la realizzazione dei nuovi edifici. Si chiede pertanto al sindaco di trasmettere entro dieci giorni la seguente documentazione: La deliberazione del consiglio comunale di adozione di variante per l'individuazione della nuova zona "c" e quella del piano di zona in località Sant'Eustacchio, il verbale della commissione comunale per la qualità architettonica ed il paesaggio, la relazione tecnica con la quale il progetto è stato integrato o modificato, la relazione contenente i vincoli ed i valori degli stessi, e la relazione tecnica illustrativa del progetto."

domenica 29 agosto 2010

Parco nazionale dei Monti Sibillini: Un paradiso senza più futuro

Spiegare come si possano tagliare fondi a realtà produttive non è facile. Impossibile invece trovare una giustificazione quando gli stessi tagli potrebbero causarne la morte. Eppure è così. In Italia ci sono 24 parchi nazionali per i quali lo Stato fino a ieri spendeva quasi 51 milioni di euro. Oggi la somma è stata dimezzata e quelle realtà dovranno sopravvivere con la "miseria" di 25 milioni di euro. La stranezza è che, dati alla mano, queste realtà producono, più o meno, dieci volte tanto. Allora perché accade tutto questo? Qual è la logica che muove la mano del nostro legislatore? a dare una risposta ci prova Massimo Marcaccio, presidente del parco nazionale dei Monti Sibillini. Settantamila ettari di verde tra Umbria e Marche in un territorio diventato uno scrigno di bellezze naturali e architettoniche.
"La crisi investe tutti e tutti dobbiamo portare il nostro contributo, enti parchi per primi. Quindi anche noi vogliamo fare la nostra parte. Detto questo penso che i tagli previsti non porteranno i benefici sperati anzi, se non ci saranno cambiamenti legislativi molte delle 24 aree protette nazionali potrebbero entro la fine dell'anno andare incontro alla chiusura."
Il parco dei Monti Sibillini, con sede a Visso in provincia di Macerata, ha in organico 18 dipendenti e costava fino ad oggi allo Stato circa un milione e mezzo di euro. Dal primo gennaio la somma verrà portata a 750mila.
"Tutto vero - continua Marcaccio - e con questa somma non riusciremo a tirare avanti con la seria possibilità che possano essere tagliati alcuni posti di lavoro."
Allora che fare?
"Mi auguro che da qui alla fine dell'anno il nostro governo riveda la sua posizione, il tempo a disposizione c'è e mi piacerebbe essere ottimista."
Il parco interessa due regioni, quattro province, cinque comunità montane e 18 comuni (2 umbri per oltre 17mila ettari).
"Noi contiamo ogni anno circa 600mila presenze e il trend è sempre in costante crescita. Abbiamo recentemente svolto un'indagine sentendo 400 visitatori. Il risultato è stato sorprendente perché il 70% di questi ha risposto che visita il parco perché è un'area protetta. Vogliamo preservare il nostro territorio, dare un servizio di qualità al turista che arriva dall'Italia e dall'estero e aprire nuove attività ricettive."
Cosa chiedete al governo?
"Di rivedere la filosofia alla base di questi tagli. Siamo pronti a fare la nostra parte ma non in questo modo. Avevamo chiesto per esempio di accorpare alcuni parchi nazionali portandoli da 24 a 12 così da razionalizzare meglio le spese senza però metterne a repentaglio la vita. Invece le 24 realtà non sono state toccate ma c'è stato un taglio netto orizzontale di 25 milioni di euro in generale e 750mila per noi. In questo momento stiamo portando avanti un progetto solo per i Comuni di Preci e Norcia di un milione centomila euro e complessivamente gestiamo nove milioni di fondi comunitari l'anno, questo per dire che la nostra produttività è di molto superiore rispetto ai fondi elargiti da Roma."
Il presidente Marcaccio chiude con un appello.
"Il momento è difficile e non esistono zone franche, nessuno è escluso dall'opera di risanamento, ma con i fondi dimezzati non riusciremo a pagare gli stipendi e non abbiamo gli strumenti per chiudere il bilancio entro la fine dell'anno. In passato per il governo eravamo enti pubblici non economici da sopprimere, oggi mi pare che la soppressione è solo rimandata. Sarà una corsa contro il tempo sperando che Roma scelga il dialogo al muro contro muro. Noi nel frattempo continueremo a lavorare come sempre, portando avanti molti progetti come quello che riguardano Preci e Norcia per la riqualificazione della zona industriale, dell'area area di Castelluccio, e dell'antico mulino a Preci. Andiamo avanti, speriamo di disinnescare questa bomba ad orologeria che rischia di esplodere il primo gennaio del 2011"

Norcia e Preci, le perle umbre del parco

Due soli comuni, ma un territorio vastissimo. Il parco dei Monti Sibillini tocca l'Umbria per oltre 17.000 ettari sui 70.000 complessivi. Due i comuni interessati, quello di Norcia e quello di Preci. Norcia i viaggiatori restavano incantati quando, dopo un cammino tra gole, forre e aspre vette, si schiudeva al loro sguardo la lussureggiante piana di Santa Scolastica, dove, colma di storia e di arte, si adagiava Norcia. Oggi Norcia, racchiusa tra le mura del XIII secolo, desta lo stesso stupore. Resta sospesa nel tempo, tra le evocazioni sacre di San Benedetto, del quale fu terra natale e il verde denso dei monti che la coronano. I segni dell'antico che ne riempiono musei e architetture si osservano anche fuori le mura, nell'altopiano, dove si trovano una serie di risorgive che alimentano le Marcite, un ambiente caratterizzato da prati mantenuti costantemente umidi dai sistemi d'irrigazione realizzati, secoli addietro, dai monaci benedettini. Preci é stato luogo di spiritualità e, nello stesso tempo, punto nodale per la diffusione della chirurgia. L'Abbazia di Sant'Eutizio, fondata nel 470 dai siriani Santo Spes e Sant'Eutizio, fu un importante punto di riferimento del monachesimo medioevale. L'arte chirurgica inizialmente fu praticata da chirurghi girovaghi, in seguito emersero chirurghi preciani illustri, come Durante Scacchi che operò di cataratta la regina d'Inghilterra Elisabetta Tudor. Furono loro a portare ai massimi livelli le specialità dell'oculistica e dell'estrazione dei calcoli, diffondendo la Scuola Chirurgica di Preci in tutta Europa

sabato 24 aprile 2010

Il Parco Nazionale dei Monti Sibillini

Castelluccio di Norcia si trova proprio all'interno del Parco Nazionale dei Monti Sibillini che è stato istituita nel 1993 e comprende le province di Perugia, Ascoli Piceno e Macerata con lo scopo di salvaguardare l'ambiente, promuovere uno sviluppo socioeconomico sostenibile e favorire la fruizione ad ogni categoria di persone così da creare un "Parco per Tutti".
Un luogo ricco di storia e mito che comprende alcune fra le più affascinanti montagne italiane: il monte Vettore (2476 metri), il Pizzo del Diavolo (2410 metri) e il monte Priora (2332 metri) e Cima del Lago (2422 metri). Il fondovalle e le prime pendici dei rilievi, esclusa la zona del Pian Grande, sono interessate da praterie.
Per convenzione il Parco Naturale viene diviso in 4 versanti denominati "Versante Fiorito", "Versante Storico", "Versante Sacro" e "Versante Magico".
Il versante fiorito del Parco comprende la zona più settentrionale del parco con i prati di Ragnolo dove, nel periodo estivo si possono osservare splendide fioriture di orchidee, liliace ed altre interessanti specie come la fritillaria dell'Orsini, il narciso o l'astro alpino.
Il versante storico comprende i seguenti comuni: Castelsantangelo sul Nera, Pievebovigliana, Pieve Torina, Ussita, Visso. Un territorio ricco di castelli e torri di vedetta, che ancora oggi caratterizzano la struttura di numerosi centri abitati, edificati dai valligiani per difendersi dalle ripetute incursioni dei Saraceni.
Molto belle da vedere sono le gole della Valnerina. Il versante sacro interessa i Comuni di Norcia e Preci. Il riferimento principale è Norcia, patria di San Benedetto patrono d'Europa.
Infine c'è il versante magico che comprende i comuni di i Comuni di Amandola, Arquata del Tronto, Montegallo, Montefortino, Montemonaco. I Sibillini nel medioevo erano conosciuti in tutta Europa come regno di demoni, negromanti e fate. Fra le numerose leggende le più famose sono quelle della Sibilla . Nelle vicinanze troviamo la Gola dell'Infernaccio, in cui aleggiano ancora i ricordi di antichi riti negromantici e suggestivo esempio dell' erosione operata dal fiume Tenna sui calcari della zona.
Flora e Fauna: L'ambiente è popolato da animali interessanti. Tra i più diffusi ci sono il lupo, il gatto selvatico e il capriolo. Grazie a speciali progetti di reintroduzione, oggi nell'oasi sono tornati a vivere il cervo e il camoscio appenninico. Fra gli uccelli ricordiamo il falcone pellegrino, il gufo e l'aquila reale. Frequenti sono anche il gracchio alpino e quello corallino. Interessante è inoltre la presenza del piviere tortolino, del codirossone, del sordone, del fringuello alpino e del picchio muraiolo. Fra i rettili va sicuramente ricordata la vipera dell'Ursini che sui Monti Sibillini raggiunge il limite settentrionale di diffusione in Italia. Fra gli invertebrati abbiamo il chirocefalo del Marchesoni che popola il Lago di Pilato.
La vegetazione tende a cambiare man mano che ci si sposta dallo zoccolo basale dei Sibillini, posto ad un'altitudine media di 500 m, alle cime più elevate. Fino a circa 1000 m predomina infatti il bosco di roverella, carpino nero e orniello, quindi la faggeta, prima mista e poi pura. Oggi però il limite della vegetazione forestale risulta essere intorno ai 1700-1750 m, ovvero circa 100 m inferiore a quello originario; ciò a causa dei tagli, effettuati in passato, per favorire lo sviluppo delle aree pascolive. Al di sopra del limite potenziale del bosco si sviluppano invece i pascoli primari o naturali dove si possono rinvenire specie assai rare e pregiate. Fra esse ricordiamo il genepì dell'Appennino (Artemisia petrosa ssp. eriantha), la stella alpina dell'Appennino (Leontopodium alpinum ssp. nivale) ed inoltre Viola eugeniae, Anemone millefoliata, Gentiana dinarica, Dryas octopetala; nei ghiaioni e nelle zone detritiche è inoltre possibile rinvenire Drypis spinosa ssp. spinosa, Isatis allionii, Linaria alpina, Robertia taraxacoides, ecc. Rilevante è anche la presenza di Ephedra nebrodensis nella Valnerina e di Carex disticha che, nel Pian Grande, ha una delle sue due uniche stazioni italiane.

giovedì 1 ottobre 2009

3 Camosci trasferiti dal Parco Nazionale della Majella al Parco Nazionale dei Monti Sibillini

Tre nuovi camosci, provenienti dal Parco Nazionale della Majella vanno ad arricchire il Parco Nazionale dei Monti Sibillini che conta ora 11 esemplari di questa specie, un numero destinato a salire nei prossimi giorni. É quanto si legge in una nota della Provincia di Perugia dove si spiega che si é conclusa cosi' la prima fase di rilasci finalizzati a consolidare il nucleo di 8 esemplari presenti reintrodotti lo scorso anno.
Nei giorni scorsi, appunto, sono stati rilasciati nel Parco dei Sibillini tre esemplari di camoscio appenninico, di cui due femmine e un maschio, provenienti dall'area faunistica di Lama dei Peligni, nel Parco della Majella. I camosci sono stati catturati dall'equipe dell'area protetta abruzzese, mediante siringhe narcotizzanti lanciate da un apposito fucile ad aria compressa.

Camosci Agli esemplari, ancora sotto narcosi, sono stati quindi applicati marche auricolari di riconoscimento e radiocollari che consentono in ogni momento l'esatta localizzazione grazie a un sistema satellitare. Il trasporto sul sito di rilascio, a oltre 2.000 m di quota, nel Comune di Ussita, é avvenuto su un elicottero del Corpo Forestale dello Stato, mentre hanno curato l'operazione i tecnici dei due parchi in collaborazione con l'Università di Siena e il Coordinamento territoriale di Visso del Corpo Forestale dello Stato.
Nei prossimi giorni avverrà il rilascio di altri tre esemplari provenienti dall'Area faunistica di Farindola nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, nonchè di una femmina nata nell'area faunistica di Bolognola.

venerdì 21 agosto 2009

Castelluccio di Norcia

Storia e natura abbracciano da sempre Castelluccio di Norcia in un incastro perfetto e quasi magico. L'anfiteatro armonioso delle vette, che sembrano bucare il cielo dell'Umbria, adagia il vecchio borgo in una posizione di straordinaria bellezza all'interno del parco nazionale dei Sibillini.
Ogni angolo sorprende, emoziona, cattura. Non solo per i suoi colori, per l'eccezionale qualità ambientale e naturalistica, ma anche per il carattere degli abitanti: pacifici, rispettosi, strani, laboriosi e permeati di proverbiale saggezza.
Certo, non si può dire che il rapporto tra i nursini e i castellucciani sia eccellente, ma il vicendevole lancio di proiettili innocui è sempre stato il sale e il pepe di tutte le irrinunciabili "guerre" di campanile.
Questo paesino, posto a 1452 metri di quota, rinomato per le sue lenticchie, ha una piazza, anzi un largo piazzale, dove si affacciano vecchi fienili e stalle, trasformati in edifici.
Se si vuole ritrovare la nobile pace della provincia italiana, atmosfere di tempi non tanto lontani ma che già sembrano antichi, bisogna venire fin quassu, dopo aver attraversato Norcia, la porta della Valnerina.
É come andare dalla casa di un parente che ha fatto fortuna a quella di un parente rimasto dignitosamente povero.
Ma siamo proprio sicuri che sia così? Le vecchie stalle che circondalo il paese sono state quasi tutte vendute a peso d'oro.
Le trasformano in monolocali per la villeggiatura, milionari che vogliono restare lontano dai rumori delle città.
Racconta Domenico, innamoratissimo di Castelluccio:
"Volevo comprare una stalla ed avevo offerto 63.000 euro.
Stavo per concludere l'affare, quando mi è stata soffiata da un concorrente a 130.000 euro. Ci sono rimasto male, perché si gioca al rialzo come in un'asta, ma nel mio caso la cifra è raddoppiata.
Volevo investire su questo vecchio mattone, non tanto perché queste stalle sono ormai un vero e proprio business, un assegno in bianco, ma soprattutto per assicurare ai figli dei mie figli un capitale per il pericolo della desertificazione futura.
Se arriverà il deserto, in cima a Castelluccio non mancherà di certo il vento e l'acqua. Io possiedo già una casa in questo paradiso terrestre e, quando non lavoro, vengo a riposarmi fra queste case che profumano di pietra."
Ha ragione Domenico, di professione pizzaiolo, perché è qui che si riscopre l'Umbria rimasta silenziosa, schiva e gentile. Qui si riconquista quella dolcezza incantevole e dolce, che si lascia languire a mano a mano che i pianori e la montagna diventano più solenni e vasti.
E pensare che un tempo questa zona non era una delle più ospitali. Oggi si può sentire il sapore dimenticato dei giorni dell'infanzia dei nostri nonni e trisavoli e quello disinteressato e genuino del montanaro, tagliato in rettangoli di diversi colori che fanno posto ad uno scenario che ha pochi rivali.
Entrando sulla piazza, subito ti sorprende il silenzio straordinario che ti accoglie. Il borgo pare deserto, abbandonato. C'è un reticolo di anguste stradine che salgono e scendono; le case che hanno piccole finestre, sono addossate le une alle altre, quasi per difendersi dal freddo polare dell'inverno. Fino a pochi anni fa, sui muri c'erano piccole figure sacre in ceramica. I più anziani raccontano che rappresentavano la sola difesa degli abitanti contro le avversità degli elementi.
Lo spazio è una balconata sul paesaggio circostante. Tutto è rimasto intatto, anche i negozi, le botteghe, le stalle, rimaneggiate e messe in sicurezza dopo il terremoto del 1979.
Nella mente dei visitatori e di chi vi abita, il fascino di questa montagna ha scaturito sempre molte fantasie, tanto che già alla fine del 1300, era dipinta come terra di negromanti, fate e demoni di ogni tipo.
Antoine de La Sale, nel 1420, dopo averla visitata in largo ed in lungo scrisse il suo "Paradis de la reine Sybille" diffondendo le leggende dei Sibillini nel nord Europa.
Ma che cosa c'è di magico? Si racconta di pericoli magici e di poteri di vecchie streghe. Alimentavano queste inquietanti fantasie,l'isolamento, il silenzio e la paura. La tradizione popolare vuole che la grotta della Sibilla sia stata fatta murare da un non ben identificato pontefice, e che poi sia franata.
Mancano però precise documentazioni. La grotta, pare che fosse un antichissimo luogo di culto preromano. La mitologia del Medioevo ha fatto il resto, ispirando poeti e scrittori, in genere contadini e pastori che avevano imparato a leggere e scrivere dal prete.
a Castelluccio, la prima orma umana fu quella dell'età romana, come testimoniano frammenti di terracotta rinvenuti presso l'antica fonte di Canatra.
Sono state rinvenute anche monete di bronzo con il ritratto dell'imperatore Claudio II il Gotico (268-270 d.c.), le fondamenta di un edificio del paese e la tomba (non datata) di un soldato.
L'aereo-fotografia ha rivelato poi l'esistenza di un castelliere sulla parte più alta del paese. L'attuale nucleo abitativo, comunque, non risale a prima del XIII sec. Della vecchia fortificazione cinquecentesca non rimane che un portale, vicino le mura. La storia di Castelluccio è strettamente legata alla pastorizia, prima stagionale, poi stanziale. Il maggiore monumento storico artistico è la chiesa di S.Maria Assunta, del 1500. Custodisce una pregevole scultura lignea, raffigurante una Madonna attribuita a Giovanni Antonio di Giordano, maestro scultore di Norcia.
Lo scenario di Castelluccio, unico ed inimitabile, è dominato dal monte Vettore (2.476 m), dove si possono godere splendidi panorami.
Col bel tempo si scorgono i due mari e moltissimi castelli. Sarebbe questo il monte di Venere della leggenda, reso immortale da Wagner nel Tannhauser. Tutto intorno, una corona di cime più basse, che offrono un superbo spettacolo del bacino carsico, il più grande d'Italia, con i suoi 79,3 Km quadrati e un perimetro di ben 36.
Comprende i bacini minori di Pian Perduto, Pian Grande (una distesa lunga 8 Km) e Pian Piccolo. Qui c'è anche l'ultimo grande ex lago in quota d'Italia, le cui acque sono state assorbite da un inghiottitoio che sprofonda per 1257 metri.
É il lago di Pilato. Si è formato per lo sbarramento dei resti di una morena, creatasi in epoca glaciale. Definito "il lago con gli occhiali", per la forma dei suoi invasi complementari e comunicanti nei periodi di maggiore presenza di acqua, ha un perimetro di circa 900 metri e una larghezza di 130.
La misurazione della profondità è di circa 8 - 9 metri. Fu rilevata nel 1990, quando restò completamente asciutto per la siccità. Ospita un particolare endemismo, il Chirocefalo del Marchesoni, piccolo gamberetto di colore rosso che misura 9-12 millimetri e nuota col ventre rivolto verso l'alto.
La presenza di questo crostaceo conferisce un colore rossastro alle acque che, se abbondanti, sono di un verde intenso. Presente anche un insetto molto piccolo detto ditiscide, coleottero acquatico nero di origine boreo-alpina. Nel Pian Grande si trovano cavalli e mucche allo stato brado, mentre il cielo è colorato dalle ali nere e musicato dal canto di grosse cornacchie.
D'estate vi emigra molto bestiame, soprattutto ovino. I proprietari di bestiame, hanno affidato ai servi pastori slavi e albanesi, il loro antico mestiere.
Lo sanno fare e non temono gli elementi della natura. Un tempo, nella stagione invernale, l'attraversata di questo piano era molto pericolosa, tanto che i pontefici ne vietarono il transito da novembre a marzo, ordinando che nei giorni di nebbia e di bufera si suonasse continuamente la campana di Castelluccio.
In questo modo, i viandanti smarriti potevano avere un punto di riferimento. Ancora oggi, le bufere di neve, spaventano. A Castelluccio, durante l'inverno, vi abitano poche famiglie. La vita riprende in primavera e nella zona arrivano anche i temerari degli sport estremi, che si librano nel cielo con parapendii e deltaplani. Non c'è dubbio, questo scenario sarebbe stato ideale per girare "Ombre rosse", con John Wayne nella parte di Ringo Kid, e la celebre diligenza in fuga inseguita da un'orda di Apache.
In realtà, quando fumano i comignoli, dalla vallata ogni pennacchio nero sembra proprio un segnale di Apache o Seminoles sul piede di guerra.
Da oltre 25 anni c'è anche una scuola nazionale di volo libero, la Prodelta. Purtroppo, ogni anno, non mancano gli incidenti. Alcuni sono stati addirittura mortali. Ne sanno qualcosa i vigili del fuoco volontari di Norcia e gli operatori del 118, chiamati a recuperare gli sventurati, che spesso cadono in dirupi dove si può arrivare solo a piedi, dopo una marcia di qualche ora.
Il sindaco di Norcia è stato pure costretto a firmare un'ordinanza, vietando ai meno esperti o, comunque, senza brevetto, di librarsi in volo.
Arrivano da ogni parte d'Europa. Sono soprattutto tedeschi. Dicono che è una cosa fantastica volare sopra questi monti e il Parco Nazionale Monti Sibillini, perchè si sente solo la voce del vento.
Il parco è di circa 70.000 ettari. Dal 1993, ha lo scopo di salvaguardare l'ambiente e promuovere uno sviluppo socio-economico sostenibile.
Insieme al fascino delle abbazie e dei centri storici medioevali, disseminati alle falde del gruppo montuoso, ci sono i segni più evidenti di una diversità e di una ricchezza biologica: lupo, aquila reale, falco pellegrino e numerose altre specie endemiche che ti riportano ad un mondo antico e suggestivo. Qui, il tempo sembra essersi fermato per rendere omaggio alla sua straordinaria bellezza. L'ambiente è una stupenda miscela di roccia, faggete, acqua e flora. Tra la fine di maggio e i primi giorni di luglio, l'altopiano è testimone di un altro evento di particolare importanza:la fioritura! Pascoli e sentieri, sono spezzati da un mosaico di colori, con variazioni di toni che vanno dal giallo ocra al rosso.
La festa della "Fiorita" si celebra nella seconda domenica di giugno, ma non esiste un preciso giorno per ammirare questo incantevole spettacolo della natura, sempre affidato all'andamento climatico della stagione.
Le specie floreali che tingono il Pian Grande e il Pian Perduto sono genzianelle, narcisi, violette, papaveri, ranuncoli, asfodeli, viola Eugeniae, trifogli, acetoselle e tant'altro.
Il prodotto tipico di Castelluccio è la lenticchia, un legume è antichissimo come dimostra il ritrovamento di semi in tombe neolitiche datate 3000 A.c.
Si tratta di una pianta annuale, che fiorisce tra maggio e agosto. Ha un inconfondibile sapore, dimensioni molto piccole e resistenza ai parassiti. La coltivazione è esclusivamente biologica. É seminata, non appena il manto nevoso è completamente disciolto. É raccolta verso la fine di luglio e i primi di agosto. Una volta questa operazione era svolta esclusivamente a mano. Si chiamava "la carpitura". Un lavoro faticoso e lungo, affidato anche alla manodopera dei paesi vicini.- Erano soprattutto donne, chiamate carpirine.
Oggi si ricorre alle falciatrici meccaniche. I ritmi e i "rituali", però, sono ancora gli stessi per i contadini del posto.

mercoledì 20 agosto 2008

Il Parco dei Monti Sibillini in un calendario

Non solo attraenti corpi femminili, più o meno svestiti. Nel suggestivo mondo dei calendari c’è spazio anche per la natura, flora e fauna ritratti con occhi e mani esperte. E poco importa se l’autore non è un grande fotografo: anzi, un calendario può diventare l’occasione per far conoscere le doti di qualche dilettante che aspira a divenire fotografo professionista. La novità di quest’anno, per il calendario edito dal parco dei Sibilini, è infatti nel modo con cui sarà scelto l’autore. Le stagioni vestono il Parco: questo è infatti il tema del concorso fotografico indetto dal Parco Nazionale dei Monti Sibillini per la selezione delle 13 immagini che comporranno il calendario 2009.
Il concorso è aperto a fotografi professionisti e non e si potranno presentare un numero minimo di 13 foto ed un massimo di 20; le immagini, di un unico autore, potranno essere sia a colori che in bianco e nero e di dimensioni non inferiori a 10 cm x 15cm.
Sono ammesse sia immagini scattate su pellicola (negativa o diapositiva), sia realizzate con apparecchi digitali.
Non sono ammessi, invece, fotomontaggi, doppie esposizioni, solarizzazioni, filtri digitali o ritocchi digitali, salvo lievi correzioni di colore, contrasto o esposizione; le fotografie, infine, non devono essere state premiate in altri concorsi.
Nel sito del Parco - www.sibillini.net - è possibile scaricare il regolamento del concorso e la domanda di partecipazione che dovrà pervenire all'ente entro le ore 13.00 del 19 settembre 2008. La giuria - di cui fanno parte, tra gli altri, i fotografi inglesi Norma Hill e Maurice Joseph, entrambi membri della Royal Geographic Society - si riunirà entro il 10 ottobre e valuterà le opere in base all'attinenza con il tema del concorso e alla qualità tecnica e artistica delle immagini.
Al vincitore verrà assegnato un premio in denaro di 4.000 Euro e avrà il privilegio di firmare il calendario ufficiale del Parco che, sin dalla sua prima edizione, riscuote un grande successo tra gli amanti dei Monti Sibillini.
Il nome dell'autore del prossimo calendario sarà quindi accostato ad alcuni grandi della fotografia italiana - come Franco Fontana, autore del calendario del 2000, o Angelo Mezzanotte, che ha firmato quello del 1998 - e ad altri stimati professionisti, molto conosciuti nel territorio umbro marchigiano e non solo, come Sandro Polzinetti, Stefania Servili e Franco Tassi, fotografi che hanno a cuore il territorio racchiuso in questa area geografica e che, con i loro scatti, hanno contribuito a far conoscere ed apprezzare le bellezze del Parco Nazionale dei Monti Sibillini.

dal Corriere dell'Umbria