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martedì 17 dicembre 2013

Un orso bruno tra i boschi della Valnerina

Un orso bruno di taglia medio grande si aggira tra i boschi di Cascia e Norcia. Ad affermarlo sono direttamente gli esperti del dipartimento di Biologia dell' Università di Perugia che, sabato mattina, hanno effettuato la necroscopia sulla carcassa di un segugio in forze alla squadra di caccia Sant'Uberto di Norcia, morto giovedì mattina dopo essere stato azzannato durante una battuta tra i boschi di Avendida e Ocricchio.
Ma non si tratta dell'unico cane rimasto vittima dell'orso bruno. Già, perchè nella stessa zona a neanche un'ora di distanza, un secondo segugio si è imbattuto nell'orso anche se in questo caso l'animale è fortunatamente sopravvissuto, riportando comunque ferite giudicate gravi.
Dall'ipotesi che ormai da giorni si era fatta largo tra gli abitanti della zona, insomma, si è passati a una ragionevole certezza. A sferrare i due attacchi (forse per difendersi sentendosi minacciato), stando agli esami compiuti dal professore Bernardino Ragni e dal dottor Simone Alemanno, è stato proprio un orso bruno di taglia medio-grande dotato di "fauci particolarmente ampie" con cui
"ha azzannato il cane sul dorso, sollevandolo più volte e scuotendolo con inaudita violenza."

Per il povero animale non c'è stato niente da fare, la carcassa è stata ritrovata distesa su un fianco in mezzo al bosco. Sul corpo del segugio sopravvissuto, invece, i due esperti hanno rilevato "poderose artigliate" con cui, secondo la ricostruzione, l'orso bruno potrebbe aver immobilizzato il cane nel tentativo di sferrare un morso mortale. Tuttavia il cane deve essere riuscito a divincolarsi e a mettersi in salvo.
Secondo Ragni e Alemanno l'orso è in cerca di un'area per lo svernamento. Del resto la presenza dell'orso bruno in Valnerina à stata più volte accertata. Tra il 2006 e il 2008 nei tenitori dei Comuni inseriti nel Parco dei Sibillini, ma anche do Cerreto e Sant'Anatolia di Narco, sono state rinvenute tracce, campioni di pelo ed escrementi che ne hanno confermato la presenza.
Gli uomini della Forestale di Norcia hanno già avviato tutti gli accertamenti del caso.
In attesa di nuovi riscontri dal dipartimento di Biologia suggeriscono di ridurre le battute di caccia al cinghiale per consentire al raro animale, protetto da norme nazionali e internazionali, di superare il periodo dell'ibernazione, ma anche di diffondere informazioni utili alla popolazione in caso di incontri ravvicinati.

Corriere dell'Umbria Martedì 17 Dicembre 2013

martedì 19 marzo 2013

Marcite in degrado, i volontari in campo

In molti hanno voluto testimoniare, con il loro impegno, la "guerra" contro gli incivili che deturpano l'ambiente. E anche se per vederne i frutti bisognare attendere ancora un passo avanti è già stato fatto. In buona compagnia, visto che tanti amanti dell'ambiente hanno voluto contribuire a ridare smalto a quella meraviglia che sono le Marcite di Norcia. Proprio per questo tanta, tantissima gente si è dedicata alla pulizia di questo gioiello. Pulizia parziale, data la vastità delle Marcite e dati i molti anni di abbandono. L'associazione Eppedala, di Norcia, promotrice dell'iniziativa, si è avvalsa della collaborazione di volontari, alcuni reduci da precedenti esperienze fatte sul territorio che erano poi rimaste mortificate.

Prossimo appuntamento tra due mesi per continuare l'opera iniziata a Norcia ma che si vuole estendere lungo il tracciato della ex ferrovia Norcia-Spoleto.
Le Marcite, per chi non le conoscesse, sono l'incrocio tra un dono di natura, le risorgive d'acqua, ed il millenario lavoro di uomini saggi. Partendo dall'opera dei primi monaci benedettini (San Benedetto è nato a Norcia nel 480), o forse anche da prima, si sono regimentate le acque, mai fredde, che sgorgano dalla terra provenienti dalla piana di Castelluccio, e le si sono utilizzate sia per l'irrigazione che per far girare le macine dei mulini. L'irrigazione permetteva, sino a trenta/quaranta anni fa, di falciare l'erba molte volte l'anno. I mulini un tempo erano forse otto (attualmente quattro con i ruderi di un quinto), macinavano i cereali prodotti sia sulla piana di Santa Scolastica, che nel contado. Attualmente, con il temporaneo declino dell' agricoltura, le Marcite restano un bene sia ambientale che di "archeologia" agraria e sono destinate a un turismo attento e responsabile. Da valorizzare.

Corriere dell'Umbria Martedì 19 Marzo 2013

giovedì 10 gennaio 2013

Norcia: Piste di Fondo nel dimenticatoio

Dopo una lunga pausa torna a farsi sentire il Comitato civico “Norcia per l'ambiente” che denuncia lo stato di abbandono del progetto “Centro fondo Sibillini”, lanciato in pompa magna qualche anno fa dalla Provincia di Perugia, addirittura con il coinvolgimento della campionessa olimpica Manuela Di Centa.

Persino il presidente della Provincia, Marco Vinicio Guasticchi, si infilò la tuta per inaugurare il più grande distretto sciistico della provincia di Perugia (quello rappresentato da Forca Canapine per lo sci da discesa e i piani di Castelluccio per lo sci da fondo).

“Purtroppo la situazione reale è sotto gli occhi di tutti - scrive Arcangelo De Angelis, portavoce del Comita to -. Mentre la mancata apertura degli impianti di risalita è giustificata dallo scarso innevamento delle piste, non si comprende perché le piste di sci da fondo nelle zone vocate del Pian Perduto, Val di Canatra, Forca Canapine e Laghetti dei Pantani, zone queste ben innevate dall'8 dicembre 2012 e tuttora fruibili, siano inesistenti. In queste zone di neve ve ne è ancora in abbondanza - prosegue la nota del Comitato - e pur disponendo di un apposito mezzo battipista 'parcheggiato' a Castelluccio, il Comune di Norcia non è riuscito a dare un servizio ai numerosi appassionati che tanto lo sospiravano durante le festività natalizie, costringendoli a rivolgere il loro interesse a località anche più lontane ma certamente più affidabili come il comprensorio del Terminillo”.

La Nazione Giovedì 10 Gennaio 2013

lunedì 10 settembre 2012

Appello da Rafting Umbria alle istituzioni per l'apertura della diga di Nortosce

Rafting Umbria invita la politica regionale e provinciale a riflettere ma soprattutto ad agire perla salvaguardia degli sport acquatici ed outdoor ad essi connessi. Cristina Innocenzi, responsabile del centro rafting e kajak del fiume Como con sede operativa a pochi km da Norcia, precisamente a Serravalle, ha inviato una nota agli assessori provinciali e regionali con delega al turismo e all'ambiente affinché trovino una soluzione idonea per non limitare l'utilizzo delle acque dei fiumi in Valnerina. Tale restrizione evidenzia Innocenzi, ha già in passato creato non solo importanti ostacoli allo sviluppo di una diffusissima pratica sportiva ma soprattutto ha frenato la promozione del territorio. I prossimi 29 e 30 settembre si terranno le manifestazioni
"Gara di canoa d'alto corno mountain bike e corsa."
Per tenerle occorre che i competenti uffici della provincia e della regione autorizzino l'apertura delle diga di Nortosce. La responsabile di Rafting Umbria ha evidenziato come già la mancata apertura di tale diga abbia impedito il 29 agosto alla trasmissione "Turisti per caso" di promuovere le attività outdoor nelle Gole di Balza Tagliata, che rappresentano a livello nazionale una sostanziale esclusiva di eccellenza del turismo di qualità del comprensorio della Valle del Nera. Esaltare l'ambiente fluviale e gli sport d'acqua potrebbe essere il modo giusto per cercare di arginare il difficile periodo che i piccoli comuni stanno vivendo. La Valnerina offre la possibilità di praticare numerosi sport outdoor che consentono a tutti gli appassionati di avere un rapporto attivo e partecipe con la natura. Limitare tale opportunità significherebbe porre un freno al desiderio di avventura di coloro che giungono nel cuore verde dell' Umbria, spinti dalla voglia di scoprire questo meraviglioso territorio. Due anni fa una gara di canoa d'alto corso a Balza tagliata portò a settembre oltre 300 persone per due giorni in Valnerina.
Corriere dell'Umbria Lunedì 10 Settembre 2012

sabato 26 marzo 2011

No al Centro Residenziale nel Parco dei Monti Sibillini

La sezione della Valnerina di Italia Nostra lancia un allarme. E la preoccupazione nasce sulla base dalla approvazione da parte del Comune di Norcia di un "Centro Residenziale Integrato", che si configura come una lottizzazione intensiva. Che prevede la costruzione di palazzine bifamiliari su 22 lotti di terreno e posizionate su tre file parallele per un totale di 49 alloggi. Ma c'è di più, ed è questo probabilmente l'elemento che fa indignare i rappresentanti dell' associazione della sezione Valnerina. Tale lottizzazione, infatti, sorgerà nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini in "un'area di rilevante interesse naturalistico della Regione Umbria", nelle vicinanze delle mura urbiche.
"Dopo aver preso visione della documentazione relativa, consegnataci, peraltro soltanto parzialmente, dal Comune di Norcia - fa sapere Italia Nostra Valnerina - la nostra sezione ha ritenuto opportuno consultarsi con il proprio Consiglio regionale, il quale ha inviato la lettera al Comune di Norcia, alle autorità regionali e provinciali preposte nonché all' Ente Parco Nazionale dei Monti Sibillini."
Una missiva nella quale il Cru di Italia Nostra, per voce del suo presidente Gianfranco Angeli, chiede al Comune di Norcia una serie di documenti utili a fare chiarezza sulla vicenda.
"Con il Dgr 22 luglio 1998 sono state individuate quali aree di "rilevante interesse naturalistico dell'Umbria", i MontiAspro-Maggio e la Valle del Corno, le Marcite di Norcia ed i Monti Sibillini e i Piani di Castclluccio - è scritto, tra le altre cose, nella lettera - dove si vieta la realizzazione dei nuovi edifici. Si chiede pertanto al sindaco di trasmettere entro dieci giorni la seguente documentazione: La deliberazione del consiglio comunale di adozione di variante per l'individuazione della nuova zona "c" e quella del piano di zona in località Sant'Eustacchio, il verbale della commissione comunale per la qualità architettonica ed il paesaggio, la relazione tecnica con la quale il progetto è stato integrato o modificato, la relazione contenente i vincoli ed i valori degli stessi, e la relazione tecnica illustrativa del progetto."

venerdì 14 maggio 2010

Il Monte Vettore ed il Lago di Pilato

Il Monte Vettore è la vetta più alta dell'Appennino Umbro, 2476 metri sopra il livello del mare. Il nome Vettore probabilmente deriva da Victor, vincitore in altezza sulle altre cime vicine, visto dall'alto monte Vettore ha la forma di un ferro di cavallo, che inizia nella parte occidentale da Forca Viola (1936 m. slm) prosegue per cima del Redentore (2448 m. slm), il punto più alto del versante occidentale, snodandosi di seguito verso est e poi verso nord, formando un semicerchio di 1,6 km; è una meta ambita dai turisti nell'arco di tutto l'anno grazie agli splendidi panorami e alle difficili, impegnative ma suggestive vie escursionistiche del tratto appenninico.
È situato nell'appennino umbro-marchigiano al confine tra Umbria e Marche. La sua vetta, che si trova in territorio della regione Marche, è la più alta di un arco montuoso che ha una caratteristica forma ad "u" e che comprende, seguendo l'arco da ovest a est, Quarto San Lorenzo, Cima Del Redentore, Cima del Lago, il Vettore stesso, e Monte Torrone (2102 m).
La temperatura in vetta, anche d'estate, non supera i 20°c ed il vento è sempre molto forte. Trovare, anche in Luglio, piccole zone di neve ghiacciata è molto comune.
Tutta la zona è stata protetta dall'istituzione del Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Il territorio riveste grande interesse per la varietà delle specie animali e vegetali endemiche che vi si trovano ma è anche particolarmente ricco di cultura e di storia, soprattutto legata all'epoca medioevale.
Il Monte Vettore è un massiccio duro e con dei tratti di grande carattere alpino che consente agli sciatori più esperti, ai freerider più impetuosi e agli sciatori che mal sopportano le comodità delle moderne stazioni sciistiche, di godersi un vero e proprio contatto con la natura su piste da sci naturali. La pista da sci del Monte Vettore più famosa è il Canalone visibile dalla strada di arrivo, un'unica e splendida discesa che mette alla prova gli sportivi più esigenti.
Sulla pendice nord del monte Vettore, nella conca naturale abbracciata dall'arco montuoso, a 1.941 metri di quota si trova il Lago di Pilato di origine glaciale.
Questo lago è molto importante per la presenza di un animale molto piccolo, di colore rosso, decisamente prolifico, che vive nelle acque del lago. Il suo nome è Chirocefalo del Marchesoni (Marchesoni è lo studioso che lo scoprì ormai 50 anni fa). É un gamberetto ben visibile anche a riva e presente in numero notevole. Si tratta di una specie endemica (non vive in nessuna altra parte del mondo) che d'inverno depone le uova tra i sassi, vicino la riva. Essendo una specie unica al mondo bisogna fare il possibile per mantenerla in vita e tanto per cominciare è vietato bagnarsi nelle acque del lago e compiere qualunque azione che possa, seppur minimamente, avere delle conseguenze di qualsiasi tipo per il particolarissimo ecosistema della valle.
Il lago di Pilato ha una particolare forma ad occhiali, quando è in periodo di secca si suddivide in due laghi separati da qualche decina di metri di superficie sassosa.
Questo lago è costellato da suggestive leggende popolari. Prima fra tutte quella collegata alla Sibilla che lo individua come Lago Averno e porta di accesso al mondo sotterraneo degli inferi. Intorno al 1200 d.C. nasce la popolarità del Lago di Pilato che diventa meta di stregoni e negromanti. Si narra anche che Pilato, condannato a morte fu gettato nel lago le cui acque ribollirono fra vortici rosseggianti.

venerdì 21 agosto 2009

Castelluccio di Norcia

Storia e natura abbracciano da sempre Castelluccio di Norcia in un incastro perfetto e quasi magico. L'anfiteatro armonioso delle vette, che sembrano bucare il cielo dell'Umbria, adagia il vecchio borgo in una posizione di straordinaria bellezza all'interno del parco nazionale dei Sibillini.
Ogni angolo sorprende, emoziona, cattura. Non solo per i suoi colori, per l'eccezionale qualità ambientale e naturalistica, ma anche per il carattere degli abitanti: pacifici, rispettosi, strani, laboriosi e permeati di proverbiale saggezza.
Certo, non si può dire che il rapporto tra i nursini e i castellucciani sia eccellente, ma il vicendevole lancio di proiettili innocui è sempre stato il sale e il pepe di tutte le irrinunciabili "guerre" di campanile.
Questo paesino, posto a 1452 metri di quota, rinomato per le sue lenticchie, ha una piazza, anzi un largo piazzale, dove si affacciano vecchi fienili e stalle, trasformati in edifici.
Se si vuole ritrovare la nobile pace della provincia italiana, atmosfere di tempi non tanto lontani ma che già sembrano antichi, bisogna venire fin quassu, dopo aver attraversato Norcia, la porta della Valnerina.
É come andare dalla casa di un parente che ha fatto fortuna a quella di un parente rimasto dignitosamente povero.
Ma siamo proprio sicuri che sia così? Le vecchie stalle che circondalo il paese sono state quasi tutte vendute a peso d'oro.
Le trasformano in monolocali per la villeggiatura, milionari che vogliono restare lontano dai rumori delle città.
Racconta Domenico, innamoratissimo di Castelluccio:
"Volevo comprare una stalla ed avevo offerto 63.000 euro.
Stavo per concludere l'affare, quando mi è stata soffiata da un concorrente a 130.000 euro. Ci sono rimasto male, perché si gioca al rialzo come in un'asta, ma nel mio caso la cifra è raddoppiata.
Volevo investire su questo vecchio mattone, non tanto perché queste stalle sono ormai un vero e proprio business, un assegno in bianco, ma soprattutto per assicurare ai figli dei mie figli un capitale per il pericolo della desertificazione futura.
Se arriverà il deserto, in cima a Castelluccio non mancherà di certo il vento e l'acqua. Io possiedo già una casa in questo paradiso terrestre e, quando non lavoro, vengo a riposarmi fra queste case che profumano di pietra."
Ha ragione Domenico, di professione pizzaiolo, perché è qui che si riscopre l'Umbria rimasta silenziosa, schiva e gentile. Qui si riconquista quella dolcezza incantevole e dolce, che si lascia languire a mano a mano che i pianori e la montagna diventano più solenni e vasti.
E pensare che un tempo questa zona non era una delle più ospitali. Oggi si può sentire il sapore dimenticato dei giorni dell'infanzia dei nostri nonni e trisavoli e quello disinteressato e genuino del montanaro, tagliato in rettangoli di diversi colori che fanno posto ad uno scenario che ha pochi rivali.
Entrando sulla piazza, subito ti sorprende il silenzio straordinario che ti accoglie. Il borgo pare deserto, abbandonato. C'è un reticolo di anguste stradine che salgono e scendono; le case che hanno piccole finestre, sono addossate le une alle altre, quasi per difendersi dal freddo polare dell'inverno. Fino a pochi anni fa, sui muri c'erano piccole figure sacre in ceramica. I più anziani raccontano che rappresentavano la sola difesa degli abitanti contro le avversità degli elementi.
Lo spazio è una balconata sul paesaggio circostante. Tutto è rimasto intatto, anche i negozi, le botteghe, le stalle, rimaneggiate e messe in sicurezza dopo il terremoto del 1979.
Nella mente dei visitatori e di chi vi abita, il fascino di questa montagna ha scaturito sempre molte fantasie, tanto che già alla fine del 1300, era dipinta come terra di negromanti, fate e demoni di ogni tipo.
Antoine de La Sale, nel 1420, dopo averla visitata in largo ed in lungo scrisse il suo "Paradis de la reine Sybille" diffondendo le leggende dei Sibillini nel nord Europa.
Ma che cosa c'è di magico? Si racconta di pericoli magici e di poteri di vecchie streghe. Alimentavano queste inquietanti fantasie,l'isolamento, il silenzio e la paura. La tradizione popolare vuole che la grotta della Sibilla sia stata fatta murare da un non ben identificato pontefice, e che poi sia franata.
Mancano però precise documentazioni. La grotta, pare che fosse un antichissimo luogo di culto preromano. La mitologia del Medioevo ha fatto il resto, ispirando poeti e scrittori, in genere contadini e pastori che avevano imparato a leggere e scrivere dal prete.
a Castelluccio, la prima orma umana fu quella dell'età romana, come testimoniano frammenti di terracotta rinvenuti presso l'antica fonte di Canatra.
Sono state rinvenute anche monete di bronzo con il ritratto dell'imperatore Claudio II il Gotico (268-270 d.c.), le fondamenta di un edificio del paese e la tomba (non datata) di un soldato.
L'aereo-fotografia ha rivelato poi l'esistenza di un castelliere sulla parte più alta del paese. L'attuale nucleo abitativo, comunque, non risale a prima del XIII sec. Della vecchia fortificazione cinquecentesca non rimane che un portale, vicino le mura. La storia di Castelluccio è strettamente legata alla pastorizia, prima stagionale, poi stanziale. Il maggiore monumento storico artistico è la chiesa di S.Maria Assunta, del 1500. Custodisce una pregevole scultura lignea, raffigurante una Madonna attribuita a Giovanni Antonio di Giordano, maestro scultore di Norcia.
Lo scenario di Castelluccio, unico ed inimitabile, è dominato dal monte Vettore (2.476 m), dove si possono godere splendidi panorami.
Col bel tempo si scorgono i due mari e moltissimi castelli. Sarebbe questo il monte di Venere della leggenda, reso immortale da Wagner nel Tannhauser. Tutto intorno, una corona di cime più basse, che offrono un superbo spettacolo del bacino carsico, il più grande d'Italia, con i suoi 79,3 Km quadrati e un perimetro di ben 36.
Comprende i bacini minori di Pian Perduto, Pian Grande (una distesa lunga 8 Km) e Pian Piccolo. Qui c'è anche l'ultimo grande ex lago in quota d'Italia, le cui acque sono state assorbite da un inghiottitoio che sprofonda per 1257 metri.
É il lago di Pilato. Si è formato per lo sbarramento dei resti di una morena, creatasi in epoca glaciale. Definito "il lago con gli occhiali", per la forma dei suoi invasi complementari e comunicanti nei periodi di maggiore presenza di acqua, ha un perimetro di circa 900 metri e una larghezza di 130.
La misurazione della profondità è di circa 8 - 9 metri. Fu rilevata nel 1990, quando restò completamente asciutto per la siccità. Ospita un particolare endemismo, il Chirocefalo del Marchesoni, piccolo gamberetto di colore rosso che misura 9-12 millimetri e nuota col ventre rivolto verso l'alto.
La presenza di questo crostaceo conferisce un colore rossastro alle acque che, se abbondanti, sono di un verde intenso. Presente anche un insetto molto piccolo detto ditiscide, coleottero acquatico nero di origine boreo-alpina. Nel Pian Grande si trovano cavalli e mucche allo stato brado, mentre il cielo è colorato dalle ali nere e musicato dal canto di grosse cornacchie.
D'estate vi emigra molto bestiame, soprattutto ovino. I proprietari di bestiame, hanno affidato ai servi pastori slavi e albanesi, il loro antico mestiere.
Lo sanno fare e non temono gli elementi della natura. Un tempo, nella stagione invernale, l'attraversata di questo piano era molto pericolosa, tanto che i pontefici ne vietarono il transito da novembre a marzo, ordinando che nei giorni di nebbia e di bufera si suonasse continuamente la campana di Castelluccio.
In questo modo, i viandanti smarriti potevano avere un punto di riferimento. Ancora oggi, le bufere di neve, spaventano. A Castelluccio, durante l'inverno, vi abitano poche famiglie. La vita riprende in primavera e nella zona arrivano anche i temerari degli sport estremi, che si librano nel cielo con parapendii e deltaplani. Non c'è dubbio, questo scenario sarebbe stato ideale per girare "Ombre rosse", con John Wayne nella parte di Ringo Kid, e la celebre diligenza in fuga inseguita da un'orda di Apache.
In realtà, quando fumano i comignoli, dalla vallata ogni pennacchio nero sembra proprio un segnale di Apache o Seminoles sul piede di guerra.
Da oltre 25 anni c'è anche una scuola nazionale di volo libero, la Prodelta. Purtroppo, ogni anno, non mancano gli incidenti. Alcuni sono stati addirittura mortali. Ne sanno qualcosa i vigili del fuoco volontari di Norcia e gli operatori del 118, chiamati a recuperare gli sventurati, che spesso cadono in dirupi dove si può arrivare solo a piedi, dopo una marcia di qualche ora.
Il sindaco di Norcia è stato pure costretto a firmare un'ordinanza, vietando ai meno esperti o, comunque, senza brevetto, di librarsi in volo.
Arrivano da ogni parte d'Europa. Sono soprattutto tedeschi. Dicono che è una cosa fantastica volare sopra questi monti e il Parco Nazionale Monti Sibillini, perchè si sente solo la voce del vento.
Il parco è di circa 70.000 ettari. Dal 1993, ha lo scopo di salvaguardare l'ambiente e promuovere uno sviluppo socio-economico sostenibile.
Insieme al fascino delle abbazie e dei centri storici medioevali, disseminati alle falde del gruppo montuoso, ci sono i segni più evidenti di una diversità e di una ricchezza biologica: lupo, aquila reale, falco pellegrino e numerose altre specie endemiche che ti riportano ad un mondo antico e suggestivo. Qui, il tempo sembra essersi fermato per rendere omaggio alla sua straordinaria bellezza. L'ambiente è una stupenda miscela di roccia, faggete, acqua e flora. Tra la fine di maggio e i primi giorni di luglio, l'altopiano è testimone di un altro evento di particolare importanza:la fioritura! Pascoli e sentieri, sono spezzati da un mosaico di colori, con variazioni di toni che vanno dal giallo ocra al rosso.
La festa della "Fiorita" si celebra nella seconda domenica di giugno, ma non esiste un preciso giorno per ammirare questo incantevole spettacolo della natura, sempre affidato all'andamento climatico della stagione.
Le specie floreali che tingono il Pian Grande e il Pian Perduto sono genzianelle, narcisi, violette, papaveri, ranuncoli, asfodeli, viola Eugeniae, trifogli, acetoselle e tant'altro.
Il prodotto tipico di Castelluccio è la lenticchia, un legume è antichissimo come dimostra il ritrovamento di semi in tombe neolitiche datate 3000 A.c.
Si tratta di una pianta annuale, che fiorisce tra maggio e agosto. Ha un inconfondibile sapore, dimensioni molto piccole e resistenza ai parassiti. La coltivazione è esclusivamente biologica. É seminata, non appena il manto nevoso è completamente disciolto. É raccolta verso la fine di luglio e i primi di agosto. Una volta questa operazione era svolta esclusivamente a mano. Si chiamava "la carpitura". Un lavoro faticoso e lungo, affidato anche alla manodopera dei paesi vicini.- Erano soprattutto donne, chiamate carpirine.
Oggi si ricorre alle falciatrici meccaniche. I ritmi e i "rituali", però, sono ancora gli stessi per i contadini del posto.

giovedì 11 dicembre 2008

La guida dei principali sentieri fra la Valnerina e Spoleto

L'ambiente, la storia e le immagini dei sentieri situati tra il Monteluco e la Valnerina raccontati ed illustrati attraverso sessanta pagine a colori.
La guida turistica, denominata
"i sentieri della Valnerina e dello Spoletino"
verrà presentata domenica prossima alle 12 nei locali dell'ex convento di Santa Croce di Sant'Anatolia di Narco dalla Comunità Montana della Valnerina e dal Comune di Spoleto.
Il programma dell'iniziativa prevede l'escursione sulla strada degli eremiti con partenza per i partecipanti dalla piazza di Vallo di Nera alle 10 e l'arrivo a San Felice alle 11 e trenta circa, toccando il lavatoio medievale delle Fontanelle, la Chiesa dell'Immagine Forche, i ruderi del mulino ad acqua, le vestigia dell'eremo di Sant'Antonio, la chiesa di San Felice e Mauro.
A Sant'Anatolia, alle ore dodici, ci sarà la presentazione, alla quale interverranno il sindaco Amedeo Santini, la presidente della Comunità Montana della Valnerina Agnese Benedetti, il vicesindaco di Spoleto Daniele Benedetti, il presidente del Gal locale Nando Mismetti, il presidente del Cai di Spoleto, Paolo Vandone, e la presidente della Comunità Montana dei Monti Martani e del Serano, Vincenza Campagnani.
Realizzata in collaborazione con la sezione spoletina del Club alpino Italiano, la guida illustra il contesto ambientale, la storia e le immagini di undici sentieri tutti da percorrere, collocati tra la montagna del Monteluco e quella della media Valnerina, che si immettono o partono dal tracciato della ex ferrovia Spoleto-Norcia.
Si va dal sentiero degli eremi di Monteluco, transitabile in tre ore, a quello di Pio IX che dal Ponte delle Torri raggiunge Monteleone di Spoleto riproponendo il viaggio di fuga che l'allora Arcivescovo di Spoleto nel 1830 fu costretto a compiere per sfuggire ai moti rivoluzionari contro lo Stato Pontificio.
Ed ancora, dal sentiero di Vallecieca, dedicato dal Cai al socio scomparso Angelo Maiocchi, al cammino delle Porelle-Castelmonte, dal sentiero dei Castellieri alla strada dei Patricani, dalle grotte di San Bettone alla strada delle Ferriere che porta alle miniere di Monte Birbone in Valnerina, dove è possibile percorrere anche il sentiero della salute che gira intorno alle terme sulfuree di Triponzo e la suggestiva strada degli eremiti tra l'abbazia di San Felice di Narco e Vallo di Nera, per poi tornare nella valle umbra attraverso Bazzano, Poreta e Eggi lungo il sentiero degli ulivi.
Il progetto complessivo, inserito nel Piano di sviluppo locale del Gal Valle Umbra e Sibillini, ha permesso la riapertura dei sentieri, delle vecchie mulattiere e delle strade abbandonate, la sistemazione di piccole aree di sosta, l'apposizione di tabelle verticali principali che indicano i tempi di percorrenza e di segnaletica orizzontale secondaria per l'orientamento lungo i percorsi.
Il risultato è un'interessante offerta turistica che permetterà di percorrere a piedi, a cavallo e in bicicletta uno spazio di circa cinquantamila ettari, tra i 300 e i 1600 metri di quota, attraversando luoghi suggestivi con una forte caratterizzazione paesaggistica e naturalistica, visitando borghi storici ricchi di arte e fruendo dei servizi offerti dalle strutture ricettive.
Un'iniziativa che si affianca anche alle iniziative, da tempo in corso, per il recupero a fini turistici ed escursionistici del tracciato dell'ex ferrovia Spoleto Norcia, dismessa dal suggestivo trenino ma comunque importante dal punto di vista storico e ambientale di una vasta area della Valnerina e dello Spoletino

mercoledì 8 ottobre 2008

Il coordinamento intercomunale di Protezione civile della Valnerina

Cascia, Cerreto di Spoleto, Monteleone di Spoleto, Preci, Vallo di Nera ed ora anche Poggiodomo. Salgono dunque a sei i Comuni che hanno dato la propria adesione al coordinamento intercomunale di Protezione civile della Valnerina.
Ma c'è di più. Pur mantenendo le rispettive peculiarità nel settore della prevenzione e dell'emergenza dei rispettivi Comuni di appartenenza, i volontari, compresi i tanti, soprattutto giovani, che si sono iscritti in quest'ultimo periodo, avranno l'opportunità tra qualche settimana di partecipare ad un corso di formazione di base.
Corso che verrà "corredato" anche di attività pratiche ed esercitazioni. Alla fine del corso, superato un esame finale con rilascio di relativo attestato, i volontari saranno considerati pronti ed operativi, ed opportunamente equipaggiati, saranno pronti a svolgere attività sul proprio territorio di competenza.
La costituzione di un servizio associato di Protezione Civile è stata promossa dalla Comunità Montana della Valnerina grazie al progetto
"Valnerina: una valle unica, un unico sistema di Protezione Civile"
, allo scopo di unire le forze e di pianificare in maniera ordinaria la prevenzione e l'emergenza.
Una iniziativa di grande interesse che è stata sostenuta dalla Regione dell'Umbria, la quale nella legge di riforma delle Comunità Montane ha individuato questi enti come ambiti privilegiati per le funzioni di Protezione Civile e che nel caso della Valnerina ha già disposto un finanziamento per le prime attività.
"Questo servizio rappresenta un buon risultato nella politica associativa delle nostre istituzioni locali che offre prestazioni migliori per i cittadini e la possibilità di accedere a maggiori risorse finanziarie - disse la presidente della Comunità Montana della Valnerina, Agnese Benedetti, in sede di presentazione del servizio qualche mese fa - poiché la convenzione rimane aperta, sarà possibile anche agli altri comuni del territorio di aderire al servizio."
E non è escluso che da qui a breve potranno dare la propria adesione anche gli altri quattro dei Comuni della Valnerina che al momento non fanno parte integrante del gruppo intercomunale.
E ciò sarebbe auspicabile visto che il servizio associato di Protezione Civile è senza dubbio un buon inizio per avere una vallata sicura e per infondere la cultura della responsabilità diretta dei cittadini nella salvaguardia del territorio in cui si vive.
Ed in tal senso, sono disponibili presso la Comunità Montana e i Comuni le schede per l'iscrizione. All'iniziativa potranno dare il proprio apporto cittadini residenti nella Valnerina che
"abbiano senso civico e attitudine al lavoro di gruppo - spiega la presidente dell'ente montano, Agnese Benedetti - senza limitazione di età a partire dai diciotto anni"