Storia e natura abbracciano da sempre Castelluccio di Norcia in un incastro perfetto e quasi magico. L'anfiteatro armonioso delle vette, che sembrano bucare il cielo dell'Umbria, adagia il vecchio borgo in una posizione di straordinaria bellezza all'interno del parco nazionale dei Sibillini.
Ogni angolo sorprende, emoziona, cattura. Non solo per i suoi colori, per l'eccezionale qualità ambientale e naturalistica, ma anche per il carattere degli abitanti: pacifici, rispettosi, strani, laboriosi e permeati di proverbiale saggezza.
Certo, non si può dire che il rapporto tra i nursini e i castellucciani sia eccellente, ma il vicendevole lancio di proiettili innocui è sempre stato il sale e il pepe di tutte le irrinunciabili "guerre" di campanile.
Questo paesino, posto a 1452 metri di quota, rinomato per le sue lenticchie, ha una piazza, anzi un largo piazzale, dove si affacciano vecchi fienili e stalle, trasformati in edifici.
Se si vuole ritrovare la nobile pace della provincia italiana, atmosfere di tempi non tanto lontani ma che già sembrano antichi, bisogna venire fin quassu, dopo aver attraversato Norcia, la porta della Valnerina.
É come andare dalla casa di un parente che ha fatto fortuna a quella di un parente rimasto dignitosamente povero.
Ma siamo proprio sicuri che sia così? Le vecchie stalle che circondalo il paese sono state quasi tutte vendute a peso d'oro.
Le trasformano in monolocali per la villeggiatura, milionari che vogliono restare lontano dai rumori delle città.
Racconta Domenico, innamoratissimo di Castelluccio:
"Volevo comprare una stalla ed avevo offerto 63.000 euro.
Stavo per concludere l'affare, quando mi è stata soffiata da un concorrente a 130.000 euro. Ci sono rimasto male, perché si gioca al rialzo come in un'asta, ma nel mio caso la cifra è raddoppiata.
Volevo investire su questo vecchio mattone, non tanto perché queste stalle sono ormai un vero e proprio business, un assegno in bianco, ma soprattutto per assicurare ai figli dei mie figli un capitale per il pericolo della desertificazione futura.
Se arriverà il deserto, in cima a Castelluccio non mancherà di certo il vento e l'acqua. Io possiedo già una casa in questo paradiso terrestre e, quando non lavoro, vengo a riposarmi fra queste case che profumano di pietra."
Ha ragione Domenico, di professione pizzaiolo, perché è qui che si riscopre l'Umbria rimasta silenziosa, schiva e gentile. Qui si riconquista quella dolcezza incantevole e dolce, che si lascia languire a mano a mano che i pianori e la montagna diventano più solenni e vasti.
E pensare che un tempo questa zona non era una delle più ospitali. Oggi si può sentire il sapore dimenticato dei giorni dell'infanzia dei nostri nonni e trisavoli e quello disinteressato e genuino del montanaro, tagliato in rettangoli di diversi colori che fanno posto ad uno scenario che ha pochi rivali.
Entrando sulla piazza, subito ti sorprende il silenzio straordinario che ti accoglie. Il borgo pare deserto, abbandonato. C'è un reticolo di anguste stradine che salgono e scendono; le case che hanno piccole finestre, sono addossate le une alle altre, quasi per difendersi dal freddo polare dell'inverno. Fino a pochi anni fa, sui muri c'erano piccole figure sacre in ceramica. I più anziani raccontano che rappresentavano la sola difesa degli abitanti contro le avversità degli elementi.
Lo spazio è una balconata sul paesaggio circostante. Tutto è rimasto intatto, anche i negozi, le botteghe, le stalle, rimaneggiate e messe in sicurezza dopo il terremoto del 1979.
Nella mente dei visitatori e di chi vi abita, il fascino di questa montagna ha scaturito sempre molte fantasie, tanto che già alla fine del 1300, era dipinta come terra di negromanti, fate e demoni di ogni tipo.
Antoine de La Sale, nel 1420, dopo averla visitata in largo ed in lungo scrisse il suo "Paradis de la reine Sybille" diffondendo le leggende dei Sibillini nel nord Europa.
Ma che cosa c'è di magico? Si racconta di pericoli magici e di poteri di vecchie streghe. Alimentavano queste inquietanti fantasie,l'isolamento, il silenzio e la paura. La tradizione popolare vuole che la grotta della Sibilla sia stata fatta murare da un non ben identificato pontefice, e che poi sia franata.
Mancano però precise documentazioni. La grotta, pare che fosse un antichissimo luogo di culto preromano. La mitologia del Medioevo ha fatto il resto, ispirando poeti e scrittori, in genere contadini e pastori che avevano imparato a leggere e scrivere dal prete.
a Castelluccio, la prima orma umana fu quella dell'età romana, come testimoniano frammenti di terracotta rinvenuti presso l'antica fonte di Canatra.
Sono state rinvenute anche monete di bronzo con il ritratto dell'imperatore Claudio II il Gotico (268-270 d.c.), le fondamenta di un edificio del paese e la tomba (non datata) di un soldato.
L'aereo-fotografia ha rivelato poi l'esistenza di un castelliere sulla parte più alta del paese. L'attuale nucleo abitativo, comunque, non risale a prima del XIII sec. Della vecchia fortificazione cinquecentesca non rimane che un portale, vicino le mura. La storia di Castelluccio è strettamente legata alla pastorizia, prima stagionale, poi stanziale. Il maggiore monumento storico artistico è la chiesa di S.Maria Assunta, del 1500. Custodisce una pregevole scultura lignea, raffigurante una Madonna attribuita a Giovanni Antonio di Giordano, maestro scultore di Norcia.
Lo scenario di Castelluccio, unico ed inimitabile, è dominato dal monte Vettore (2.476 m), dove si possono godere splendidi panorami.
Col bel tempo si scorgono i due mari e moltissimi castelli. Sarebbe questo il monte di Venere della leggenda, reso immortale da Wagner nel Tannhauser. Tutto intorno, una corona di cime più basse, che offrono un superbo spettacolo del bacino carsico, il più grande d'Italia, con i suoi 79,3 Km quadrati e un perimetro di ben 36.
Comprende i bacini minori di Pian Perduto, Pian Grande (una distesa lunga 8 Km) e Pian Piccolo. Qui c'è anche l'ultimo grande ex lago in quota d'Italia, le cui acque sono state assorbite da un inghiottitoio che sprofonda per 1257 metri.
É il lago di Pilato. Si è formato per lo sbarramento dei resti di una morena, creatasi in epoca glaciale. Definito "il lago con gli occhiali", per la forma dei suoi invasi complementari e comunicanti nei periodi di maggiore presenza di acqua, ha un perimetro di circa 900 metri e una larghezza di 130.
La misurazione della profondità è di circa 8 - 9 metri. Fu rilevata nel 1990, quando restò completamente asciutto per la siccità. Ospita un particolare endemismo, il Chirocefalo del Marchesoni, piccolo gamberetto di colore rosso che misura 9-12 millimetri e nuota col ventre rivolto verso l'alto.
La presenza di questo crostaceo conferisce un colore rossastro alle acque che, se abbondanti, sono di un verde intenso. Presente anche un insetto molto piccolo detto ditiscide, coleottero acquatico nero di origine boreo-alpina. Nel Pian Grande si trovano cavalli e mucche allo stato brado, mentre il cielo è colorato dalle ali nere e musicato dal canto di grosse cornacchie.
D'estate vi emigra molto bestiame, soprattutto ovino. I proprietari di bestiame, hanno affidato ai servi pastori slavi e albanesi, il loro antico mestiere.
Lo sanno fare e non temono gli elementi della natura. Un tempo, nella stagione invernale, l'attraversata di questo piano era molto pericolosa, tanto che i pontefici ne vietarono il transito da novembre a marzo, ordinando che nei giorni di nebbia e di bufera si suonasse continuamente la campana di Castelluccio.
In questo modo, i viandanti smarriti potevano avere un punto di riferimento. Ancora oggi, le bufere di neve, spaventano. A Castelluccio, durante l'inverno, vi abitano poche famiglie. La vita riprende in primavera e nella zona arrivano anche i temerari degli sport estremi, che si librano nel cielo con parapendii e deltaplani. Non c'è dubbio, questo scenario sarebbe stato ideale per girare "Ombre rosse", con John Wayne nella parte di Ringo Kid, e la celebre diligenza in fuga inseguita da un'orda di Apache.
In realtà, quando fumano i comignoli, dalla vallata ogni pennacchio nero sembra proprio un segnale di Apache o Seminoles sul piede di guerra.
Da oltre 25 anni c'è anche una scuola nazionale di volo libero, la Prodelta. Purtroppo, ogni anno, non mancano gli incidenti. Alcuni sono stati addirittura mortali. Ne sanno qualcosa i vigili del fuoco volontari di Norcia e gli operatori del 118, chiamati a recuperare gli sventurati, che spesso cadono in dirupi dove si può arrivare solo a piedi, dopo una marcia di qualche ora.
Il sindaco di Norcia è stato pure costretto a firmare un'ordinanza, vietando ai meno esperti o, comunque, senza brevetto, di librarsi in volo.
Arrivano da ogni parte d'Europa. Sono soprattutto tedeschi. Dicono che è una cosa fantastica volare sopra questi monti e il Parco Nazionale Monti Sibillini, perchè si sente solo la voce del vento.
Il parco è di circa 70.000 ettari. Dal 1993, ha lo scopo di salvaguardare l'ambiente e promuovere uno sviluppo socio-economico sostenibile.
Insieme al fascino delle abbazie e dei centri storici medioevali, disseminati alle falde del gruppo montuoso, ci sono i segni più evidenti di una diversità e di una ricchezza biologica: lupo, aquila reale, falco pellegrino e numerose altre specie endemiche che ti riportano ad un mondo antico e suggestivo. Qui, il tempo sembra essersi fermato per rendere omaggio alla sua straordinaria bellezza. L'ambiente è una stupenda miscela di roccia, faggete, acqua e flora. Tra la fine di maggio e i primi giorni di luglio, l'altopiano è testimone di un altro evento di particolare importanza:la fioritura! Pascoli e sentieri, sono spezzati da un mosaico di colori, con variazioni di toni che vanno dal giallo ocra al rosso.
La festa della "Fiorita" si celebra nella seconda domenica di giugno, ma non esiste un preciso giorno per ammirare questo incantevole spettacolo della natura, sempre affidato all'andamento climatico della stagione.
Le specie floreali che tingono il Pian Grande e il Pian Perduto sono genzianelle, narcisi, violette, papaveri, ranuncoli, asfodeli, viola Eugeniae, trifogli, acetoselle e tant'altro.
Il prodotto tipico di Castelluccio è la lenticchia, un legume è antichissimo come dimostra il ritrovamento di semi in tombe neolitiche datate 3000 A.c.
Si tratta di una pianta annuale, che fiorisce tra maggio e agosto. Ha un inconfondibile sapore, dimensioni molto piccole e resistenza ai parassiti. La coltivazione è esclusivamente biologica. É seminata, non appena il manto nevoso è completamente disciolto. É raccolta verso la fine di luglio e i primi di agosto. Una volta questa operazione era svolta esclusivamente a mano. Si chiamava "la carpitura". Un lavoro faticoso e lungo, affidato anche alla manodopera dei paesi vicini.- Erano soprattutto donne, chiamate carpirine.
Oggi si ricorre alle falciatrici meccaniche. I ritmi e i "rituali", però, sono ancora gli stessi per i contadini del posto.



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