Quella di Vincenzo Perla è una delle poche famiglie che risiede in pianta stabile a Castelluccio di Norcia.
Ed è anche un nucleo familiare che non ha dimenticato le tradizioni, come ad esempio quella del Carnevale, una usanza popolare che fino alla fine degli anni sessanta a Castelluccio è stata celebrata con grandi appuntamenti culinari e particolari rappresentazioni.
Ed a raccontare quei particolari momenti di aggregazione tra la comunanza del luogo, che in parte si sta ripetendo anche in questi giorni, è Giuseppe Iacorossi.
"La mattina del 17 gennaio scorso - racconta - giorno della festa di Sant'Antonio, mi sono recato a casa di Vincenzo Perla per chiedergli di aiutarmi con il suo trattore a prendere della legna.
La sua casa è dietro al paese nella zona detta "Le stalli de Ghezzi". La signora Maria mi apre la porta e mi invita calorosamente ad entrare. La grande stufa a legna, posta in mezzo alla cucina, emana un piacevole tepore. In mezzo al tavolo c'è una grande piatto di profumate frappe, appena fatte, innevate con dello zucchero e colorate con una pioggia di alkermes.
Mi invita a sedere e con un sorriso di soddisfazione spinge verso di me il grande piatto di frappe invitandomi a mangiarle e mi dice "oggi è entrato Carnevale".
Mentre, prende dalla sua credenza dei bicchieri e il fiasco di vino, con gesti sicuri e decisi versa il vino nei bicchieri e li distribuisce al marito, al fratello, a me e dice a voce alta "Buon carnevale".
Vedere quella donna che ancora oggi mantiene viva una usanza popolare fino alla fine degli anni sessanta a Castelluccio, mi rende immediatamente felice e mi riporta indietro di molti anni".
Il giorno di Sant'Antonio, quando Castelluccio era ancora popolato anche in inverno, in ogni casa si preparavano dolci, soprattutto "li scrufuli" che venivano offerti a chi quel giorno entrava in casa per qualsiasi motivo augurandosi a vicenda "buon carnevale".
Da questo giorno si organizzavano varie serate con figure mascherate per le vie del paese e serate danzanti nella sala della "Comunanza".
I ragazzi, tutti via dal paese con i greggi, tornavano dalle maremme "e l'ultimo pezzo di strada da Norcia a Castelluccio - prosegue nel racconto - quasi trenta chilometri, se lo facevano a piedi sulla neve, la strada allora non c'era, per partecipare a queste serate danzanti e d'allegria dove le ragazze si presentavano in sala portando delle pizze, torte e dolci di vario genere.
Negli ultimi giorni di Carnevale, si svolgevano delle feste caratteristiche di cui solo i più anziani ne hanno ricordo".
In particolare, erano la festa "de lì Prisienti" (dei presenti), il penultimo sabato di carnevale, la festa "de li Parienti" (parenti) la penultima domenica di carnevale, la festa "de li stallajioli" il giovedì grasso e la festa "de li scrocchiarei" il venerdì grasso.
"La mattina della festa "de li prisienti" - aggiunge Giuseppe - tutti gli scolari portavano un regalo alla maestra, uova, salcicce, salami, pizze e dolci.
La sera si organizzava una festa da ballo nella sala della Comunanza dove partecipava tutto il paese, e le Maestre erano le invitate d'onore.
Le ragazze e le loro madri portavano pizze, ciambelloni, scrufuli, frappe e ravioli dolci che venivano assaggiati da una commissione di esperti, prima di essere distribuiti e mangiati da tutti i presenti.
Alla fine della serata - conclude - veniva decretato il dolce più buono e il nome della ragazza che lo aveva fatto e portato, e questa diveniva la reginetta della serata".



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