Un orso bruno tra i boschi della Valnerina

Un orso bruno di taglia medio grande si aggira tra i boschi di Cascia e Norcia. Ad affermarlo sono direttamente gli esperti del dipartimento di Biologia dell' Università di Perugia che, sabato mattina, hanno effettuato la necroscopia sulla carcassa di un segugio in forze alla squadra di caccia Sant'Uberto di Norcia, morto giovedì mattina dopo essere stato azzannato durante una battuta tra i boschi di Avendida e Ocricchio.
Ma non si tratta dell'unico cane rimasto vittima dell'orso bruno. Già, perchè nella stessa zona a neanche un'ora di distanza, un secondo segugio si è imbattuto nell'orso anche se in questo caso l'animale è fortunatamente sopravvissuto, riportando comunque ferite giudicate gravi.
Dall'ipotesi che ormai da giorni si era fatta largo tra gli abitanti della zona, insomma, si è passati a una ragionevole certezza. A sferrare i due attacchi (forse per difendersi sentendosi minacciato), stando agli esami compiuti dal professore Bernardino Ragni e dal dottor Simone Alemanno, è stato proprio un orso bruno di taglia medio-grande dotato di "fauci particolarmente ampie" con cui
"ha azzannato il cane sul dorso, sollevandolo più volte e scuotendolo con inaudita violenza."

Per il povero animale non c'è stato niente da fare, la carcassa è stata ritrovata distesa su un fianco in mezzo al bosco. Sul corpo del segugio sopravvissuto, invece, i due esperti hanno rilevato "poderose artigliate" con cui, secondo la ricostruzione, l'orso bruno potrebbe aver immobilizzato il cane nel tentativo di sferrare un morso mortale. Tuttavia il cane deve essere riuscito a divincolarsi e a mettersi in salvo.
Secondo Ragni e Alemanno l'orso è in cerca di un'area per lo svernamento. Del resto la presenza dell'orso bruno in Valnerina à stata più volte accertata. Tra il 2006 e il 2008 nei tenitori dei Comuni inseriti nel Parco dei Sibillini, ma anche do Cerreto e Sant'Anatolia di Narco, sono state rinvenute tracce, campioni di pelo ed escrementi che ne hanno confermato la presenza.
Gli uomini della Forestale di Norcia hanno già avviato tutti gli accertamenti del caso.
In attesa di nuovi riscontri dal dipartimento di Biologia suggeriscono di ridurre le battute di caccia al cinghiale per consentire al raro animale, protetto da norme nazionali e internazionali, di superare il periodo dell'ibernazione, ma anche di diffondere informazioni utili alla popolazione in caso di incontri ravvicinati.

Corriere dell'Umbria Martedì 17 Dicembre 2013





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