Marcite in degrado, i volontari in campo

In molti hanno voluto testimoniare, con il loro impegno, la "guerra" contro gli incivili che deturpano l'ambiente. E anche se per vederne i frutti bisognare attendere ancora un passo avanti è già stato fatto. In buona compagnia, visto che tanti amanti dell'ambiente hanno voluto contribuire a ridare smalto a quella meraviglia che sono le Marcite di Norcia. Proprio per questo tanta, tantissima gente si è dedicata alla pulizia di questo gioiello. Pulizia parziale, data la vastità delle Marcite e dati i molti anni di abbandono. L'associazione Eppedala, di Norcia, promotrice dell'iniziativa, si è avvalsa della collaborazione di volontari, alcuni reduci da precedenti esperienze fatte sul territorio che erano poi rimaste mortificate.

Prossimo appuntamento tra due mesi per continuare l'opera iniziata a Norcia ma che si vuole estendere lungo il tracciato della ex ferrovia Norcia-Spoleto.
Le Marcite, per chi non le conoscesse, sono l'incrocio tra un dono di natura, le risorgive d'acqua, ed il millenario lavoro di uomini saggi. Partendo dall'opera dei primi monaci benedettini (San Benedetto è nato a Norcia nel 480), o forse anche da prima, si sono regimentate le acque, mai fredde, che sgorgano dalla terra provenienti dalla piana di Castelluccio, e le si sono utilizzate sia per l'irrigazione che per far girare le macine dei mulini. L'irrigazione permetteva, sino a trenta/quaranta anni fa, di falciare l'erba molte volte l'anno. I mulini un tempo erano forse otto (attualmente quattro con i ruderi di un quinto), macinavano i cereali prodotti sia sulla piana di Santa Scolastica, che nel contado. Attualmente, con il temporaneo declino dell' agricoltura, le Marcite restano un bene sia ambientale che di "archeologia" agraria e sono destinate a un turismo attento e responsabile. Da valorizzare.

Corriere dell'Umbria Martedì 19 Marzo 2013




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