Chissà se la Primavera ha davvero il volto che le ha disegnato, in un capolavoro assoluto, Botticelli? O se invece non assomiglia alle fate dei Monti Azzurri? O forse ha il volto beffardo e ammaliante della Sibilla? Di sicuro si veste di fiori. E ora sappiamo anche dove abita: in un angolo stupendo dell'Appennino tra Umbria e Marche dove si concentra un quarto della biodiversità d'Europa. Volete l'indirizzo?
Eccolo: pian Grande e pian Perduto a Castelluccio di Norcia, con una dependance inebriante nella palude - ora prosciugata - di Colfiorito.
È uno spettacolo unico quello che questa area divisa tra due valli quella del Nera e quella del Chienti offre tra la metà di maggio e i primi di luglio, con un appuntamento clou e irrinunciabile: la festa della Fiorita che si fa a Castelluccio, un borgo di duecento anime che sembra emergere dalle impalpabili e svaporanti nebbie dell'altopiano quasi come un ectoplasma di cotto e di pietra, la terza e l'ultima domenica di giugno. Ma quest'anno c'è un motivo in più per contemplare il bello assoluto. È la "Foresta d'Italia" che si vuole piantata dagli alpini. É un bosco d'incanto che si erge su di una collina alla sinistra del pian Grande appena scollinati i contrafforti che immettono al cospetto di sua maestà il Monte Vettore, dal Rifugio Perugia. Sono mille e mille pini pianti a disegnare il profilo dell'Italia, isole comprese, su di una carta geografica d'alpeggio. Non c'è forse miglior tributo che questo naturale omaggio al centocinquantesimo anniversario dell'Italia unita.
Per chi è viaggiatore goloso è un itinerario sorprendente, sapido di collina, di essenze uniche, di cibi spessi, di prodotti peculiari. Si risale la Valnerina da Norcia dove è indispensabile acquistare i prosciutti (magari di Renzini o di Pambuffetti) e i salami, e soprattutto il pecorino di Norcia. Comprenderne il profumo non sarà difficile una volta ci si trovi al cospetto dei pascoli di Castelluccio! Da Norcia , dopo una indispensabile puntata a Preci borgo medievale incantato dove magari comprare gamberi di fiume e trote, si va verso i Sibillini ed eccola improvvisa questa conca straniante dove la natura utilizza la sua tavolozza per dipingere un paesaggio impressionista.Si rincorrono i fiori di lenticchia (impossibile non comprarla) che striano di indaco i prati, e poi i papaveri, e i tulipani selvatici, e ancora le rare genzianelle, e i fiori di sorgo, di acetosella, di borragine, di malva, frammisti ai profumi del finocchio selvatico, dell'aglio e del sedano d'acqua.[…]



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