Spiegare come si possano tagliare fondi a realtà produttive non è facile. Impossibile invece trovare una giustificazione quando gli stessi tagli potrebbero causarne la morte. Eppure è così. In Italia ci sono 24 parchi nazionali per i quali lo Stato fino a ieri spendeva quasi 51 milioni di euro. Oggi la somma è stata dimezzata e quelle realtà dovranno sopravvivere con la "miseria" di 25 milioni di euro. La stranezza è che, dati alla mano, queste realtà producono, più o meno, dieci volte tanto. Allora perché accade tutto questo? Qual è la logica che muove la mano del nostro legislatore? a dare una risposta ci prova Massimo Marcaccio, presidente del parco nazionale dei Monti Sibillini. Settantamila ettari di verde tra Umbria e Marche in un territorio diventato uno scrigno di bellezze naturali e architettoniche.
"La crisi investe tutti e tutti dobbiamo portare il nostro contributo, enti parchi per primi. Quindi anche noi vogliamo fare la nostra parte. Detto questo penso che i tagli previsti non porteranno i benefici sperati anzi, se non ci saranno cambiamenti legislativi molte delle 24 aree protette nazionali potrebbero entro la fine dell'anno andare incontro alla chiusura."
Il parco dei Monti Sibillini, con sede a Visso in provincia di Macerata, ha in organico 18 dipendenti e costava fino ad oggi allo Stato circa un milione e mezzo di euro. Dal primo gennaio la somma verrà portata a 750mila.
"Tutto vero - continua Marcaccio - e con questa somma non riusciremo a tirare avanti con la seria possibilità che possano essere tagliati alcuni posti di lavoro."
Allora che fare?
"Mi auguro che da qui alla fine dell'anno il nostro governo riveda la sua posizione, il tempo a disposizione c'è e mi piacerebbe essere ottimista."
Il parco interessa due regioni, quattro province, cinque comunità montane e 18 comuni (2 umbri per oltre 17mila ettari).
"Noi contiamo ogni anno circa 600mila presenze e il trend è sempre in costante crescita. Abbiamo recentemente svolto un'indagine sentendo 400 visitatori. Il risultato è stato sorprendente perché il 70% di questi ha risposto che visita il parco perché è un'area protetta. Vogliamo preservare il nostro territorio, dare un servizio di qualità al turista che arriva dall'Italia e dall'estero e aprire nuove attività ricettive."
Cosa chiedete al governo?
"Di rivedere la filosofia alla base di questi tagli. Siamo pronti a fare la nostra parte ma non in questo modo. Avevamo chiesto per esempio di accorpare alcuni parchi nazionali portandoli da 24 a 12 così da razionalizzare meglio le spese senza però metterne a repentaglio la vita. Invece le 24 realtà non sono state toccate ma c'è stato un taglio netto orizzontale di 25 milioni di euro in generale e 750mila per noi. In questo momento stiamo portando avanti un progetto solo per i Comuni di Preci e Norcia di un milione centomila euro e complessivamente gestiamo nove milioni di fondi comunitari l'anno, questo per dire che la nostra produttività è di molto superiore rispetto ai fondi elargiti da Roma."
Il presidente Marcaccio chiude con un appello.
"Il momento è difficile e non esistono zone franche, nessuno è escluso dall'opera di risanamento, ma con i fondi dimezzati non riusciremo a pagare gli stipendi e non abbiamo gli strumenti per chiudere il bilancio entro la fine dell'anno. In passato per il governo eravamo enti pubblici non economici da sopprimere, oggi mi pare che la soppressione è solo rimandata. Sarà una corsa contro il tempo sperando che Roma scelga il dialogo al muro contro muro. Noi nel frattempo continueremo a lavorare come sempre, portando avanti molti progetti come quello che riguardano Preci e Norcia per la riqualificazione della zona industriale, dell'area area di Castelluccio, e dell'antico mulino a Preci. Andiamo avanti, speriamo di disinnescare questa bomba ad orologeria che rischia di esplodere il primo gennaio del 2011"




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