É merito di una piccola azienda di Norcia la prima produzione nel centro Italia di latte biologico.
Si tratta dell'azienda agricola "Casale Perla", che conta 60 capi bovini, di cui appena 33 in lattazione in una tenuta estesa su una superficie di 25 ettari di terreni di proprietà, 10 in affitto e altri 50 in affitto nel Pian Grande di Castelluccio di Norcia.
"Tutto nacque -raccontano i proprietari- quando la Regione diede l'incarico a Mariano Paeselli, docente presso la Facoltà di Agraria dell'Università degli Studi di Perugia, di trovare aziende agricole adatta alla produzione di prodotti biologici.
Il professor Paeselli propose alla famiglia Severini Perla di convertire la loro azienda in biologico, conversione che avvenne nel dicembre 2001 per l'allevamento, anche se già dal 1986 i terreni erano stati trattati con metodi rigorosamente naturali."
Tutta la gestione aziendale, dunque, procede nel segno dell'adesione al circuito della certificazione biologica, a partire naturalmente dalla coltivazione dei terreni i cui prodotti sono destinati all'alimentazione della stalla, e consentono un elevato grado di autosufficienza in questo ambito.
"Oggi i protocolli del biologico sono divenuti sempre più rigidi e prescrivono che la razione alimentare sia formata al 100% da prodotti certificati bio"
osserva Massimo Severini Perla.
"Tutto ciò implica un surplus di difficoltà sia di ordine economico, considerato che nell'ultimo biennio gli incrementi delle spese relative all'approvvigionamento delle materie prime sono stati nell'ordine del 40-60%, sia di ordine gestionale.
Fermo restando, in tal senso, il fatto che la qualità dei foraggi è essenziale ai fini del mantenimento di buone medie produttive.
I limiti da rispettare nell'alimentazione biologica rendono più difficile, sotto l'aspetto dei parametri qualitativi, mungere un latte con elevati valori in grasso, vista l'impossibilità di utilizzare nella razione di cibo prodotti che tendono a "
spingere" la materia grassa".
E non c'è una reale convenienza economica, visto che il latte biologico ottiene una quotazione superiore del 20-22% rispetto al prezzo del latte convenzionale.
"Certamente, in rapporto all'impegno richiesto, non soddisfacente. Ma per noi la scelta del biologico ha significato più che altro un investimento a lungo termine, l'idea di collocarci in una posizione diversa dagli altri scommettendo su un mercato ancora di nicchia ma a nostro avviso con buone prospettive di crescita.
Il futuro ci darà, o meno, ragione."
Nei territori montani come Norcia e zone limitrofe c'è troppa competizione nella produzione di latte cosi diversificare il prodotto aggiungendo una valore aggiunto rappresenta una buona strategia per cercare di far fronte alla crisi che il settore agricolo da anni sta vivendo



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