Un libro sulle comunanze della Valnerina

Un documento per fare una "stima" sull'esistente, ma anche per formulare delle riflessioni sulla valorizzazione futura.
Sarà realizzato a breve un volume su quelle che ormai sono una realtà consolidata sul territorio della Valnerina: le comunanze.
Organizzazioni autonome, ognuna con il proprio consiglio di amministrazione con tanto di statuto e regolamento, che hanno come unico comune denominatore quello di preservare e valorizzare quelle che sono le peculiarità dell'area montana per eccellenza in Umbria.
Tipicità che con gli anni si sono notevolmente ridotte, come nel caso, ad esempio, dei pascoli, ma che restano un bene primario per lo sviluppo del territorio.
Il volume sarà curato da Ubaldo Santi, professore di francese ma anche grande conoscitore della storia del territorio della Valnerina, in collaborazione con la Comunità Montana di riferimento presieduta da Agnese Benedetti, e seguirà un percorso ben preciso.
Le prime pagine saranno dedicate alla presentazione delle sessantasei comunanze presenti su tutto il territorio della Valnerina.
Quelle successive riguarderanno schede dettagliate nelle quali verranno illustrate le peculiarità di ognuna mentre altre inerenti i lavori che sono stati realizzati fino ad oggi in collaborazione con l'ente montano.
Una sezione infine riguarderà la progettazione futura. Nell'ultima parte verrà fatta una riflessione su quali potrebbero essere le azioni da mettere in campo per la valorizzazione di un territorio che delle sue storiche specificità vuole farne assolutamente un "tesoro".
La realtà delle comunanze, che si suddividono in Agrarie, Asbuc, Università Agrarie e rappresentate anche dal Consorzio di possidenti di Monteleone di Spoleto, ha assicurato nel corso del tempo la vitalità di quelle che sono le risorse storiche e primarie del territorio, e che ancora oggi rappresentano un grande patrimonio.
Una ricchezza
"che andrebbe sfruttata in maniera più congeniale - spiega la presidente della Comunità montana della Valnerina, Agnese Benedetti - in alcuni casi, infatti, alcuni terreni vengono affittati a persone che poi non investono sul territorio.
E, invece, sarebbe davvero importante costruire insieme per reinvestire nella nostra zona. Ebbene, il volume che realizzeremo servirà proprio a fare un ragionamento su quello che potrebbe essere in futuro la gestione delle nostre storiche specificità."
Che sono, in particolare, oltre ai pascoli in netta decadenza, anche le aree boschive e le tartufaie.
"Sono qualità primarie che la montagna rivendica - conclude Agnese Benedetti - e il nostro intento è quello di evitare che tanti terreni vengano affittati a cooperative di fuori che poi non reinvestono sul nostro territorio."




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